pensieri e parole: meglio morte?

Spunti da scritti di Natalia Aspesi , Francesca Serra, Kate Atkinson:

Ci sono uomini per i quali risulta molto più semplice ammazzare la propria donna piuttosto che star lì a discutere con lei. Che se ne sia andata o non voglia andarsene non fa differenza: è sempre un fastidio, un intralcio, una disubbidienza: alla idea maschile di possesso o al bisogno umano di liberarsene.

da Natalia Aspesi, “Meglio la guerra che il divorzio”
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Ne ammazzavano di più, in passato, ma il fatto non era così rilevante da segnalarlo? Oppure ne ammazzavano meno, perché erano loro, le donne, a non essere rilevanti, e in più sapevano stare al loro posto? Al posto definito dagli uomini e dalle loro leggi, la vita prigioniera destinata a chi nasceva donna e non poteva averne un’altra al di fuori del dominio, della protezione, del denaro, del piacere e della volontà maschile.

da  Natalia Aspesi, “Il riscatto impossibile del corpo in vetrina”

 

L’omicidio femminile non è un evento fortuito, tanto meno occasionale, ma un mito fondativo della nostra cultura. Provate a levare di mezzo tutte le donne nude. Provate a cancellare tutte le donne morte. Cosa rimarrebbe della nostra letteratura? Dei nostri riferimenti iconografici? Del nostro sistema culturale? 

da Francesca Serra ,” La morte ci fa belle”

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Pochi istanti dopo essere venuta al mondo, il mio cuore ha smesso di battere.
A quattro anni, sono annegata nell’oceano.
A cinque anni, sono scivolata da un tetto coperto di ghiaccio.
A otto anni, ho preso l’influenza spagnola. Quattro volte.
A ventidue anni, mio marito mi ha spinto con violenza contro un tavolino, uccidendomi.
A trent’anni, sono morta durante un bombardamento tedesco su Londra.
E su di me cadevano le tenebre.
Ma ho sempre avuto un’altra possibilità.

da Kate Atkinson, Vita dopo vita

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