Intervista a Rita Marcotulli – “Che brava, suona come un uomo!

by Shewolf65

In occasione di un concerto al femminile, il 6 di agosto a Bolzano,

Rita Marcotulli acconsente ad una chiacchierata con me per Womencoclock

MarcotulliRita

Gentile Rita, difficile farLe delle domande che non coinvolgano la musica e che non Le siano già state fatte.
Vista peró la vocazione del nostro blog, Le chiedo qualcosa rispetto al ‘pianismo’ jazz al femminile.
C’é una tradizione in Italia? Se sí, come viene promossa? Se non accade, quale pensa siano le ragioni?

Il jazz é un linguaggio che ha le sue radici in America dalla contaminazione di etnie diverse.
In Italia é arrivato in un secondo momento e la presenza femminile é sempre stata nettamente in minoranza rispetto a quella maschile, più che altro per un problema culturale.
La maggioranza delle donne ha sempre avuto un ruolo predominante nell’accudire la famiglia ed i figli e si dava spesso per scontato che le donne non potessero riuscire a suonare al pari di un uomo, quella musica.
Mi ricordo un articolo su di me, il titolo era ” Che brava, suona bene come un uomo “.
All’ inizio c’era sempre un preconcetto nei miei confronti , perché donna.
Ma devo dire che sono sempre stata rispettata dai musicisti con cui ho collaborato.

In fondo il punto non è se sei donna o uomo, ma come riesci ad esprimerti con quel linguaggio, fatto di duro studio, di lavoro e conoscenza e, soprattutto, la capacità di saper ASCOLTARE!

Ora di donne ce ne sono molte di più che suonano il jazz in Italia. Ne conosco diverse ormai molto brave, come Gaia Possenti ad esempio, che ha suonato con me a Bolzano.

Il jazz, finalmente, approda anche nei conservatori: era cosa vietatissima ai tempi in cui studiavo io al conservatorio suonare una musica improvvisata, era considerata musichetta!
Ora potendo studiare la musica jazz c’è finalmente un ambiente ‘promiscuo’, al pari di una normale altra scuola.

Scorrendo la Sua biografia si legge di un Suo significativo periodo in Svezia.
Come si percepisce in Europa del Nord la musica jazz fatta da donne? Le artiste nel mondo jazz sono di piú che in Italia?

In Scandinavia le donne musiciste sono sempre state in netta maggioranza, perché è una società matriarcale.
Le donne sono sempre state più emancipate, più rispettate. Ho incontrato moltissime bravissime musiciste. Mi viene di citare Marylin Mazur, che abbiamo visto tante volte al fianco di Miles Davis, Jon Garbarek.
Ma anche molte altre, forse perché, alla base, la religione ha influenzato la cultura ed il modo di comportarsi. Ho notato un po’ di differenza tra il pensiero protestante e quello cattolico.

Molte sono state le Sue collaborazioni con grandi del jazz.
Si sente di fare una differenza di genere fra collaborazioni con uomini e con donne o solo differenze artistiche o di personalità?

Non faccio mai distinzione in musica se è una donna, piuttosto che un uomo che mi piace.
La musica é un linguaggio per esprimere la propria sensibilità ed un linguaggio universale che non ha sesso: é suono, vibrazione.
Ascolto tutto e amo chi suona con originalità, personalità, a prescindere se sia uomo o donna.
Carla Bley, sicuramente, é una musicista che stimo moltissimo, ad esempio.

Ho letto che fra i vari progetti ai quali ha partecipato, alcuni hanno riguardato anche il connubio ‘scrittura e musica’, con Lella Costa ad esempio.
Le interessa la scrittura e in che modo la trova vicina alla musica?

Mi interessano tutti i linguaggi che possano esprimere un pensiero, un’emozione, una sensazione.
Collaboro con moltissimi attori, a volte anche scrittori, ma anche scultori, danzatori, cineasti , insomma il mio sguardo é rivolto all’arte: diciamo che amo vivere la musica con poesia e passionalità e stimolare l’immaginazione é una continua ricerca interiore …

A Bolzano ha incontrato Julia Hülsmann, Gaia Possenti, Julia Kadel, in un insolito concerto per omaggiare un musicista a cui é intitolato il famoso premio internazionale Ferruccio Busoni appunto, ma quello che avete prodotto é stata la dimostrazione di cosa possono quattro personalitá cosí diverse in una sera d’estate…
Che cosa succede quando quattro donne mettono mano al piano sull’asse Roma – Berlino?

È sempre diverso e unico perché si improvvisa, anche se ci sono schemi prestabiliti.
La capacità ‘in primis’ é quella di saper ascoltare, non si tratta di fare un duello fra tecnica o bravura dell’una o dell’altra, ma di creare un’atmosfera, un colore, o più colori che stiano bene tra loro.
L’affinità ed il concetto musicale sono gli ingredienti per poter dipingere ad otto mani un unico quadro!

Un’ ultima domanda: nel 2011 Le hanno assegnato il David di Donatello come migliore musicista ed é la prima volta che questo riconoscimento va ad una donna.
Che cosa L’ha rallegrata di piú? L’averlo meritato in primis come musicista, come musicista donna o altro?

Né io, né Rocco Papaleo ci aspettavamo tutti questi premi per un’opera prima per entrambi,
io come compositrice da film e lui come regista esordiente, e non posso negare che un riconoscimento come il David di Donatello mi abbia fatto un immenso piacere e gratificato
per entrambe le cose, prima come musicista e poi come donna.

Grazie veramente per averci dedicato un po’ del suo ‘tempo’, in musica quanto mai importante!

Grazie a Lei.