Julia Kristeva e l’Homo Europaeus: un novello ‘clericus vagans’?

Un punto di vista femminile, assolutamente europeo, laico e quanto mai da diffondere quello di Julia Kristeva.       thumbs-1.php

Julia Kristeva è una studiosa, filosofa, intellettuale nel senso più ampio del termine, nata in Bulgaria nel 1941 e giunta in Francia nel 1964, ha collaborato con Michel Foucault, Roland Barthes, Jacques Derrida e Philippe Sollers.
Autrice di moltissimi libri e articoli di diversi argomenti, si muove nei campi della linguistica, della psicoanalisi, della filosofia, della semiologia.
Leggendo la sua bibliografia ci pare proprio che all’origine del suo studio ci sia ‘il verbo’, ovvero la lingua e la grammatica, è da qui infatti che prende forma il suo interesse euristico.
Perviene poi nel tempo a studi sugli stati d’animo, sull’amore, sulla fede, sul bisogno di credere, sul misticismo di Teresa di Avila, sui concetti di identità e alterità.
Lei che, bulgara, elegge come lingua di scrittura il francese e si trova straniera negli anni ’60 in una Francia già avvezza alle immigrazioni, senz’altro più dell’Italia, ricorda quella vera cifra europea e mitteleuropa che fatichiamo oggi un po’ tutti a ritrovare, o acquistare.
Forse proprio per questo, Julia Kristeva ripropone, in una nuova edizione, ‘Stranieri a noi stessi. L’Europa, l’altro, le identità.’ pensando, come dice lei stessa, ai giovani che
‘sono stati cullati dal frastuono della caduta del muro di Berlino; sono cresciuti con le note dell’Inno alla gioia, divenuto l’inno dell’Unione europea.’

La forte consapevolezza dell’appartenenza ad un cultura comune permea, infatti, lo scritto della Kristeva e rilancia il tema delle radici europee, quelle che, troppo spesso si sono volute leggere, da certe parti, come unicamente confessionali e corrispondenti ad una presunta comune ‘cristianità’.
La cultura europea, per la Kristeva, è invece proprio quella che non fa capo a un’identità, bensì a una esperienza di estraneità e di continua messa in discussione di sé.
Esiste un’identità europea, ma questa è infinitamente decostruibile e continuamente ricostruibile.
Il concetto proteico di molteplicità si sostituisce quindi a quello monolitico d’identità.
Il futuro dell’Europa è il suo passato, la sua memoria, ovvero il multilinguismo e la commistione di origine dei suoi cittadini, la libertà, la secolarizzazione.

Una lingua corrisponde a una forma di pensiero e, quindi, un cittadino plurilingue è un cittadino con un pensiero pluriforme e incarna il novello ‘clericus vagans’, ovvero l’Homo Europaeus.

Julia Kristeva
Stranieri a noi stessi

L’Europa, l’altro, l’identità

Donzelli Editore, 2014

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