#‎daglizoccolialtacco12‬ -n.4- Pippi Calzelunghe, né zoccoli, né tacco 12 ma sicuramente ‘femminista’(?)

#‎daglizoccolialtacco12‬  : ad ognuna la sua estetica, senza rinunciare alla consapevolezza

by Shewolfoclock

Pippi-Calzelunghe

L’idea per cui attraverso giochi e storie si instillano sin dall’infanzia modelli che ci accompagneranno per tutta la vita, credo sia senz’altro vera; il capitolo nono dei Promessi Sposi ci racconta ad esempio dell’educazione di Gertrude, futura Monaca di Monza, fatta di santini e bambole vestite da suora, tanto per non farsi venire altri grilli per la testa.

La pulsione verso il proprio sesso, verso l’altro, verso entrambi o l’indifferenza, cosí come l’estrema consapevolezza del proprio genere non é, a mio avviso, esente da influenze esercitate proprio anche da letture o da personaggi immaginari insinuatisi e, forse, impadronitisi di noi, sin dalla tenera età.

Non ritengo di avere una madre femminista nel senso più banale del termine, non ha partecipato a lotte per l’emancipazione, troppo vecchia, tantomeno ha fatto del suo corpo bandiera, né abbruttendosi, né abbellendosi eccessivamente ed in maniera intenzionale, eppure ha lavorato, si è resa autonoma in giovane età durante la guerra, orfana di padre in famiglia numerosa.

Però era una donna della sua epoca, molto più vicina ai personaggi della Alcott che di Astrid Lindgren, nonostante per me abbia scelto la seconda.

Così, cominciò a leggermi Pippi Calzelunghe, non appena uscii dalla prima infanzia.

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Con questa scelta, oltre che ovviamente con il suo modo di essere donna, mi offrí un modello di riferimento che, proprio perché immaginario, aveva la prerogativa di potere incarnare aspetti fra loro in contesti reali spesso non ritrovabili: femminilità in abiti approssimativi, allegria nella solitudine, dedizione alla casa senza essere casalinga, creatività e iniziativa senza frequentare scuole, senso estremo dell’amicizia senza concessioni alle smorfie e molto altro.

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Pippi insomma mi si propose con forti elementi di ‘femminismo’, di emancipazione, di autonomia, che a cinque anni colsi con tutta la loro potenza seduttiva, scevra da spirito bellicoso e con totale naturalezza, non avendo io ancora, per ovvie questioni di età, accumulato sufficienti rancori o senso di impotenza o subordinazione ad altri generi.
Perciò, le molteplici sfaccettature con cui ognuna di noi si confronta, spesso anche apparentemente incoerenti, rispetto a qualcosa di ‘ortodossamente’ femminista, credo siano un lusso che ci dobbiamo prendere, senza temere di perdere in credibilitá.
Solo che ora forse, più che mai, bandirei il termine femminista, poiché è quello che ingenera un equivoco di fondo e obbedisce alla logica della categorizzazione, quella necessità umana di dare un nome a tutto per rassicurarsi e credere di avere qualcosa sotto controllo, ma tranquill*, non c’é mai nulla sotto controllo!

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