#i mali delle donne 5 – Le amiche ipocondriache

by MBRO’Clock

Lei arriva spesso con una scatola che contiene un nuovo apparecchio per nebulizzare, oppure con un umidificatore a ultrasuoni capace di purificare l’aria in un attimo e che cambia colore a seconda dello stato d’animo di chi lo utilizza, oppure con una specie di cannula da mettersi nel naso appendendola dallo specchio del bagno e premendola in centro, magari anche con l’ultimo dei “puff” con tanto di cortisone (che è sempre molto rassicurante). E’ soddisfatta.

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Sembra Carrie Bradshaw con le nuove scarpe di Manolo Blahnik, nuove di zecca, che esce dal negozio con aria trionfale. Spende tanti soldi al mese in apparecchiature che la facciano respirare meglio, ha non so quante allergie. Presunte. Vissute. Credibili. Tutte sue.

Mi telefona o mi scrive ogni settimana per sapere come sto delle mie allergie, alle quali cerco di fare il meno caso possibile. Lei non mi capisce, come mai io limito la mia attenzione sulle mie allergie alla polvere, quella cattivissima strega che s’infila con i suoi amati acari dappertutto rovinandoti la vita? Io, puntualmente, le dico che sto bene anche se le betulle mi fanno impazzire, perché non voglio rafforzare i suoi sintomi, non voglio darle una ragione in più per correre ancora in farmacia.

Allergie

Ma lei si arrabbia e mi chiede ogni volta come mai, se lei sta così male con i pollini io sto bene? C’è qualcosa che non va. Ma puoi respirare? Io non respiro. Come mai tu sì? Non ti lacrimano gli occhi? E io dico che sto bene nella speranza che anche lei si fidi e si permetta di stare meglio, senza aerosol, acque miracolose e apparecchiature strane.

Un’altra amica mi fa l’elenco di tutte le visite che ha fatto, le operazioni a cui è stata sottoposta, i post-operatori e i trattamenti per le più svariate magagne di questo mondo. Me lo racconta in modo anche qui trionfale, è un bollettino di battaglia, perché la guerra non è mai vinta, cosa credi.

E quindi, io che sono timorosa dei trattamenti, visite e ospedali parlo con lei e mi rassicura, dicendo che sono tutte cavolate, questo non fa male, quest’altra visita è una passeggiata, stai tranquilla che non ti fanno male, ma fai tutte le visite perché non si sa mai. Ogni cosa che qualcuno si deve fare lei l’ha già fatta, e ne va fiera.

sala attesa

Accompagna amorevolmente i suoi amici alle visite mediche (perché lei si occupa anche delle malattie altrui), con quello sguardo comprensivo di chi è certo che domani ci andrà anche lei lì a farsi guardare dentro, e qualcuno le dirà che sta bene, che non ha niente, e quindi lei cambierà medico fino a quando non troverà chi le dirà quello che “io so già ma non mi vogliono dire”.

prestazioni-sanitarie

Tutte le visite a pagamento, ovviamente. Una marea di soldi. Per rassicurarsi? Mai. La battaglia è vinta. La guerra no.

Ma entrambe, così come tante altre, non si definiscono ipocondriache, ma previdenti, attente.

Una non respira ma dorme con tutta la sua famigliola nella sua stanza, perché non riesce a staccarsi. Troppa gente, poca aria. E ti credo che non respiri. Non c’è cortisone che tenga. L’altra si occupa più della sua famiglia allargata che di se stessa, si prodiga per tutti e non ha rapporti sessuali da più di… tanti anni. Entrambe fuggono dall’amore spensierato, dal godere del momento di amore che apre i polmoni e rinnova l’aria ed è capace di nutrirci e cancellare le malattie. Almeno per un attimo.

Le mie amiche ipocondriache sottovalutano questo potere immenso dell’amore e della fisicità, della “fiesta” del cuore e della sorpresa che la vita potrebbe riservarti. Rifletto, penso… penso che forse lasciarsi andare genera tanta paura, perdere il controllo di sé. Mettersi nelle mani di altri, letteralmente, ma fuori dallo studio medico, può essere terrificante.

Ma paradossalmente stanno perdendo sempre di più il controllo, cercando di controllare il tutto. Le amiche ipocondriache mi insegnano che non è facile fidarsi, ma che varrebbe la pena… magari farsi due risate con un calice di buon vino senza temere il coma etilico e una buona amica con cui confidarsi e forse marinare le prossima visita dal medico.

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