#FumettialFemminile – Da Wonder Woman a Mighty Girl…e ritorno

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by Marionoclock

I fumetti sono pieni di personaggi femminili che rappresentano le qualità stereotipate attribuite alle donne.

A seconda della generazione cui si appartiene anche le vignette hanno contribuito a fare entrare nell’immaginario collettivo l’idea che le donne siano bisbetiche (la pur femminista Lucy van Pelt), leziose (Minnie), colleriche (Olivia), avide streghe (Amelia), insulse (Clarabella), eterne fidanzate (tutte quelle dei supereroi), vendicative (Catwoman), vampire, o addirittura – terribile metafora – invisibili (Susan Storm dei Fantastici 4).

Le donne dei fumetti sono dotate di potere/i solo se provviste di un corpo statuario fasciato in guaine aderentissime o calzamaglia, con vitino di vespa e seno prosperoso in bella vista, come Wonder Woman e tutta la lunga serie delle eroine dei fumetti statunitensi.

Si salva la piccola intellettuale preoccupata delle sorti del mondo, Mafalda, nel cui cerchio di amicizie figura anche Susanita, ragazzina di idee ristrette il cui unico sogno è diventare un giorno moglie (e madre). Non a caso l’ironico Quino ci presenta la madre della contestatrice Mafalda come una donna che ha studiato pianoforte e ha frequentato l’università, ma li ha abbandonati entrambi in nome del matrimonio.

Meno negativa è l’immagine femminile con cui familiarizzano le ragazze orientali che leggono i manga, il fumetto giapponese: qui infatti figurano, già parte della loro cultura, molte donne guerriere, che se non altro provvedono a se stesse con dignità, intelligenza ed autonomia.

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In Italia avevamo creduto che in equilibrio fra questi universi potesse esserci Eva Kant. Nata nel 1962 dall’idea di due sorelle milanesi, Angela e Luciana Giussani, Eva apparve alle adolescenti che la incontravano in quel decennio e in quello successivo come una donna moderna, e non ci si vergognava di identificarsi con lei: bella e mai volgare, pragmatica e decisa, spesso descritta come compagna alla pari di Diabolik. Ma a una più attenta analisi, Eva appare schiava del denaro e prigioniera della paura:“Dove credi di andare senza di me?” le dice lui, che in un episodio
tenta anche di strozzarla…e di ricomprarla con una collana!

Meglio Valentina Mela Verde, di Grazia Nidasio, nata sulle pagine del “Corriere dei Piccoli” nel 1969: Valentina rappresentava una ragazzina che si confrontava con i problemi tipici del suo periodo storico e della sua età, affrontando anche grandi temi come le gravidanze indesiderate, il pacifismo, l’ecologia, la diversità.

La strada della decostruzione degli stereotipi di genere nei fumetti per giovani e adulte/i resta un’altra strada lunga da percorrere, ma qualcosa si muove: per il secondo anno consecutivo, nel 2014 il Festival internazionale del Fumetto Lucca Comics & Games ha collaborato al progetto “Educare alle differenze. Identità e stereotipi di genere”, organizzando laboratori e incontri di approfondimento nelle scuole legati alla figura della donna e dei rapporti di genere nel fumetto.

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E in America spopolano siti come A Mighty Girl, dove si elencano prodotti per l’empowerment di bambine e ragazze. Lodevole per molti aspetti, ma Wonder Woman è fra i fumetti consigliati.

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