A proposito di Giulia e di Francesca

by Louise Bonheur  Vi voglio raccontare di un bel libro. Spero che tanti/e di voi lo leggano e lo consiglino. Con gratitudine a Cristina Obber che ha saputo raccontare di Giulia e Francesca e di un “Amor che move il sole e l’altre stelle”. cop.aspx Se avete un’età compresa fra i 10 e i 100 anni “L’altra parte di me” di Cristina Obber (Piemme) è uno dei regali che dovreste farvi all’alba di questo nuovo anno perchè è una storia d’amore e di fiducia nella possibilità di essere felici. Con un linguaggio giovane ed una scrittura lieve e nello stesso tempo profonda, Cristina Obber racconta la nascita dell’amore tra le giovanissime Francesca e Giulia, il loro il loro primo “ciao” su facebook, il loro primo bacio, la loro prima volta, le loro paure e la felicità a tratti faticosa di una storia senza principe azzurro. Per esempio “quando Francesca comincia a parlare di una tipa che le piace – ci racconta Obber – nessuna delle sue amiche è curiosa di conoscere i particolari e le spalle si alzano (…). Così le parole restano in gola, non dette. I pensieri perdono il filo, gli slanci si afflosciano, timbrati con Disapproved!”. Quello di Francesca è quasi un paradosso: “più il suo universo si va delineando e più le sembra relegato ad un angolo di mondo”, più conosce se stessa e più le cose si complicano. Ma l’amore ha bisogno di dirsi, ed anche per Francesca arriva il momento dello slancio verso gli altri con il desiderio di condividere quell’amore anche con mamma e papà. Loro però si arrabbiano, non per qualcosa che ha fatto,ma per come è e per quella Giulia di cui si è innamorata con tutta se stessa.  Cristina Obber ci racconta così anche questi genitori, genitori aperti, di quelli che “quando in tv si parla di gay, comemmentano che è una vergogna essere omofobi”, ma che vivono con profondo disorientamento (e momentanea vigliaccheria) il coming out di Francesca, “combattuti fra l’amore per la figlia, fatto di protezione che trattiene, e l’amore assoluto, quello generoso che lascia libero l’altro di spiccare il volo nel cielo che più gli piace”. L’altra parte di me ci racconta così di una terra di mezzo fra l’apertura reale, vissuta e incarnata nelle relazioni personali, e l’omofobia violenta che si esprime tanto con aggressioni fisiche quanto con slogan e manifestazioni di piazza. In quella terra di mezzo abitano tante e tanti di noi, politicamente corretti e aperti a parole, ma ancora incapaci di fare spazio alla semplicità della vita sgomberando gli orizzonti da aspettative automatiche. “Tra il dire e il fare – scrive Obber – c’è di mezzo la verità di ciò che si è a dispetto di ciò che si vorrebbe essere. C’è di mezzo la pancia a dispetto delle parole”. L’Altra parte di me non è tuttavia una storia cupa, di margini e cesure. Al contrario, Cristina Obber riesce a raccontare il desiderio di continuità e riconoscimento di Francesca che vorrebbe fregarsene di quella mamma impietrita e quel papà che ora vede piangere come non era mai accaduto prima (neanche al funerale della nonna), ma che non ce la fa, perchè quella famiglia è suo nutrimento quanto lo è l’amore per Giulia. Francesca si sente in colpa piuttosto, e a volte vorrebbe dire loro che si è sbagliata su Giulia, che era solo una fase di “sperimentazione”, e che si è innamorata di uno Stefano qualsiasi, ma di amare non si decide accade e basta. La storia d’amore fra Giulia e Francesca rimarrà però una figura serena in uno sfondo un pò travagliato che pur tentando di opacizzarla, non riuscirà nè a cancellarla nè ad addomesticarla.

Soprattutto, questa storia d’amore – come ogni amore pulito – saprà trasformare e muovere il mondo circostante, non appena quel mondo sceglierà di aprire gli occhi e di non rimanere incastrato fra stereotipi e paure.

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