A suo tempo e modo

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Nel desolato panorama in cui si muovono i genitori degli studenti e delle studentesse certificate DSA quando devono confrontarsi con la scuola, sgorgano a volte piccole sorgenti di conforto e competenza. Nessuno può difendersi se non conosce bene il nemico con cui combatte – e parlo in questo caso di dislessia, discalculia, disprassia e disortografia – ma saperne troppo, o meglio più della scuola e precisamente degli insegnanti della classe di tu* figli*, può determinare effetti e reazioni inaspettate che passano dallo sconcertante all’orripilante.

Perché se pensavate di sapere che cosa è la scuola e quello che ci si può o si deve aspettare, scoprite che non tutto è come che sembra.

Se nella maggior parte dei casi il rapporto con gli insegnanti ha già delle sue precise regole da imparare senza che nessuno te le spieghi, distanze di rispetto da non superare, condite dal timore atavico che se vi prendono in antipatia per voi non ci sarà più niente da fare, avere un figlio o una figlia certificati dislessici, in troppi casi sembra essere un torto che non dovevate proprio fare agli insegnanti, alla Scuola, al mondo.

Insomma non se lo meritano proprio e comunque non saranno mai sicuri che studiate abbastanza. (Dico studiate perché vorrei tanto che qualcun* che non fa i compiti insieme al figl* mi scrivesse per confortarmi). Mentre tutto sembra essere in combutta per far capire a voi che non andate bene, che non capite nulla o al meno peggio, che avete aspettative prive di fondamento.

E quando sarete in grado di spiegare, suggerire e proporre o di chiedere, dubitare, confutare vi metteranno a sedere e loro resteranno in cattedra.

Non è sufficiente che vi troviate a dover contenere un dolore profondo ed un senso di ingiustizia rispetto al quale vi sentite impotenti per le caratteristiche neurologiche della dolcissima persona che amate con tutto il cuore e che è vostr* figli*.

asinoNon è sufficiente che lui o lei si debba sottoporre ad un percorso di indagine per capire cose che non pensavate fosse necessario capire e andare avanti, un colloquio dopo l’altro, con una serie di etichette addosso, tra cui quella più umiliante trovo essere la misura del Q.I.

No. Dovete proprio entrare nel mondo parallelo di cui non avevate mai sospettato l’esistenza nel quale c’è sempre un dito puntato contro voi perché siete divers*.

Tuttavia, come dicevo prima costringervi a scendere in questo terreno aspro e urticante che è la mia quotidianità, sebbene con alcune importanti eccezioni, ci sono anche dei momenti in cui trovano degli strumenti per affrontare tutto: a ogni nemico la sua arma per fare la pace in nome dell’apprendimento sano e responsabile.

Qui il file di accesso alla terza edizione della Guida per Genitori dell’AID Associazione Italiana Dislessia, e un nuovo libro molto confortante.

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Una storia, tante storie.
Un fatto, tante esperienze diverse.
Elemento comune la “neurodiversità” determinata dai Disturbi
Specifici di Apprendimento (DSA) e con essa le difficoltà di
lettura, scrittura e calcolo che condizionano pesantemente la
vita di chi studia.
Al centro i protagonisti che raccontano le loro storie (ognuno
con la propria “dislessia”, con la propria realtà diversa e
uguale, con le luci e le ombre, con le difficoltà e le potenzialità)
e intorno, come in un gioco teatrale, amici, fratelli, genitori,
insegnanti, tutor, tecnici parlano di quelle stesse storie.
Racconti paralleli in cui l’incrocio dei punti di vista e della
diversità delle esperienze permette di entrare, meglio di
qualsiasi saggio, nella reale dimensione di chi si scontra tutti i
giorni con questo problema.
Capire come si vive da “dislessici” per poter aiutare a rendere
meno pesante la loro vita e più agevole il loro percorso
scolastico, cercando di ridurre quei disagi emozionali e
relazionali che spesso i DSA si portano dietro.

Per prenotarlo scrivi a simone.leporatti@libriliberi.com