Freddo, Carol Ann Duffy

FREDDO

Era cosi’ fredda, la palla, che si scioglieva tra le mani
e quando la misi su altra neve, crebbe fino a che mi ci sedetti sopra
e ripensai alla casa dove fredda era la stanza in cui m’ero svegliata prima,
le finestre chiuse dal ghiaccio, il mio respiro nudo nell’aria.
Fredde pure le dita impenetrate nel manto della neve che si posa
per le braccia facendomi pupazzo, le mie dita intirizzite negli stivali;
e la voce di mia madre che mi chiama ad entrare e ripararmi.
E fredde le sue mani, che pelavano e bagnavano patate,
nel farsi incavo del viso della figlia, un bacio per ciascuna fredda guancia,
un bacio per il freddo naso.
Ma niente cosi’ freddo come la notte di Febbraio che aprii la porta
della Cappella del Riposo dove mia madre giaceva ne’ giovane
ne’ vecchia, dove le mia labbra ritornandole il bacio sulla fronte
conobbero quel che freddo vuole dire.

Carol Ann Duffy

duffy 2

Cold

It felt so cold, the snowball which wept in my hands,
and when I rolled it along in the snow, it grew
till I could sit on it, looking back at the house,
where it was cold when I woke in my room, the windows
blind with ice, my breath undressing itself on the air.
Cold, too, embracing the torso of snow which I lifted up
in my arms to build a snowman, my toes, burning, cold
in my winter boots; my mother’s voice calling me in
from the cold. And her hands were cold from peeling
then dipping potatoes into a bowl, stopping to cup
her daughter’s face, a kiss for both cold cheeks, my cold nose.
But nothing so cold as the February night I opened the door
in the Chapel of Rest where my mother lay, neither young, nor old,
where my lips, returning her kiss to her brow, knew the meaning of cold.