Con Elvira ‘Ciak si gira’…pioniere di celluloide

non solo dive

by Barbara Gramegna (Shewolfoclock)

Poco si sa della presenza femminile nella produzione cinematografica italiana degli albori.
Certo, qualche attrice di teatro passata al cinema ( Eleonora Duse e Lyda Borelli ) e una diva del muto come Francesca Bertini, sono forse rimaste nei ricordi dei cinefili, ma che vi fossero anche produttrici, registe e sceneggiatrici, non é cosa notissima.


Fra gli anni’ 10 e ’20, quando la coscienza di genere si comincia a risvegliare anche nel paese della Sacra Famiglia, si affacciano sulla scena diverse interessanti figure.
Nel 1919 le donne possono per la prima volta disporre dei propri beni, senza chiedere ‘permesso’ al marito, e possono accedere al pubblico impiego ( ad oggi non pare proprio un privilegio !).
L’industria cinematografica é ai suoi primi passi e riesce forse ad offrire, in questo contesto emancipatorio, uno sbocco ideale a desideri di espressione artistica, affermazione sociale e di sviluppo imprenditoriale.
Un gruppetto di donne che cadranno poi nell’oblio si cimenta in coraggiose produzioni, come quelle della Dora Films di Elvira Notari a Napoli, della Raggio Films di  Elettra Raggio a Milano.
Un’altra Elvira, invece, Elvira Giallanella, si cimenta nella regia di una pellicola dall’impegnativo titolo di ‘Umanitá’, recentemente ritrovata negli archivi della Cineteca Nazionale e restaurata.


Nel 1920, un articolo apparso su La Rivista del Cinematografo racconta che “la signorina Elvira Giallanella, diede prova di intelligenza e di gusto artistico e di sani criteri commerciali” alla Vera Film, e che fondó a Roma la Liana Film “con un vasto programma di lavoro’, di cui l’unico titolo pare peró essere stato ‘Umanità’ , una storia basata su un racconto per ragazzi di Vittorio Bravetta, i cui protagonisti sono due fratellini, Tranquillino e Serenetta.
Una tremolante didascalia recita nelle prime scene del film con linguaggio ingenuo e leggero
‘Mamma dorme e non sospetta, ció che fan Tranquillino e Serenetta…’ preludendo all’angosciosa visione che Tranquillino avrá stordito dai fumi delle sigarette rubate al papá mentre i genitori appunto dormono: la visione della guerra.
Tutto il film é appunto un’allegoria dall’ intento pedagogico pacifista che Elvira Giallanella, negletta regista dell’Italia del 1919, lascia come unica testimonianza di un tentativo pionieristico di impegno politico al femminile attraverso il cinema.

Per approfondimenti:
Monica Dall’Asta (a cura di), Non solo dive. Pioniere del cinema italiano, Cineteca di Bologna, 2008.

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