Le intrepide #oltre il limite-avventura e indipendenza

q of d

by Silkoclock

Al Festival di Berlino in questi giorni si è parlato molto di due film con protagoniste donne avventurose: “Nessuno vuole la notte” di Isabel Coixet con Juliette Binoche e “Queen of the desert” di Werner Herzog con Nicole Kidman.

Che sia la dura sopravvivenza e comunanza tra due donne nei ghiacci dell’estremo Polo Nord di Josephine Diebitsch Peary (Binoche) e una inuit di nome Allaka (Rinko Kikuchi), o la movimentata vita della britannica, Gertrude Bell (Kidman), archeologa, viaggiatrice, spia e diplomatica nei deserti dei beduini tra le sabbie delle dune, eccoci davanti alla riscoperta di queste pioniere di inizio Novecento da parte dell’ establishment cinematografico, sempre alla ricerca di storie avvincenti.

Se l’autrice di Ritratti persiani è già figura più conosciuta e onorata anche in vita come una specie di vice-regina dell’Iraq, la vita più ignorata di Josephine Diebitsch Peary si è svolta all’ombra del marito, l’esploratore Robert Peary.

E’ dai tempi de La Regina d’Africa (1951) dove un marinaio cinquantenne e alcolista (Humphrey Bogart), e una ruvida missionaria inglese quarantenne (Katharine Hepburn), scendono su un battello lungo un fiume africano per arrivare ad affondare una nave da guerra tedesca, che il cinema ama la donna messa alla prova dall’avventura esotica e probabilmente certi magistrali cliché che ne fecero la fortuna ispirano anche i film attuali , anche se temiamo oggi si tenti più la via dell’agiografia.

Al di là dell’esito dei due film, che non si annuncia brillante, questo ricercare figure di donne intrepide dal cinema attuale mi ha colpito.

Siamo abituate a considerate la storia delle conquiste femminili più come una vicenda collettiva, sempre un po’ sospettose dell’individualità che si affermano. Riconoscere che la ricerca di indipendenza femminile sia passata anche attraverso la personalità di chi forzava il limite non solo culturale, ma anche materiale del confronto con altre realtà, in condizioni anche estreme, e che a queste donne sia riconosciuta una visibilità postuma, sebbene edulcorata da storie d’amore romanzate, oggi può essere finalmente considerata cosa positiva.