Le voci di dentro

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by Silkoclock

Prendiamo spunto dalla commedia di Eduardo De Filippo “Le voci di dentro”, così bene messa in scena da Toni Servillo di recente, per trattare del sentire e del sentirsi che ci costringono a chiedere “come ci si sente davvero”.

“Le voci di dentro” parla di un sogno scambiato per realtà; o meglio, di un sogno che spinge a confrontarsi con la natura sconosciuta, misteriosa e pericolosa dell’essere a un livello di realtà che non è quello sperimentato scientificamente (almeno per ora), ma esplorato dall’arte e dalla letteratura, e che ha a che fare con la rappresentazione del sé.

Situazioni di instabilità, fragilità e vulnerabilità, personali e sociali, che inducono insondate vibrazioni dell’anima, intesa come luogo del sentirsi.

Un fare e disfare interiore in cui l’equivoco è non ascoltarsi abbastanza, mettersi a tacere. O lasciarsi trasportare dall’emotività nei territori dell’apprensione e della paura.

Il protagonista della commedia di Eduardo vive tutti questi stadi, li attraversa e costruisce, smaschera e destruttura, con la complicità attonita degli altri attori, fino a riconoscere che la dimensione che li (lo) contiene a niente altro porta se non a definirci tutti quanti “assassini della stima e della fiducia”, della stessa persona che siamo noi, a impedire di rispondere alla richiesta di zi’ Nicola:”Per favore, un po’ di pace!”

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