Mio papà è Barbablù

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by Barbara Gramegna (Shewolfoclock)

Ti amo– così c’era scritto sul cellulare di mio papà, ti amo chi? Non era il numero della mia mamma, allora ho chiesto a papà.

Papà è uno importante, scrive sul giornale, parla alla tv, scrive sempre e compra libri. La mia mamma è una che si veste sportivo e non le piacciono le cose stupide.

Ti amo– non ho mai sentito queste parole dette da papà alla mamma, neanche dalla mamma a papà, neanche a me dicono così, anche se so che mi vogliono tanto bene.

La mia mamma mi ascolta e mi mostra tante cose che io imparo a fare, mio papà dice bene tutte le cose che vuole dire lui e anche gli altri e io imparo a dirle bene anch’io.

Quando papà mi dice che ha scritto a un collega e lui “per scherzo” gli ha risposto “ti amo”, io ho fatto finta di crederci, perché ho capito che era tanto dispiaciuto che gli avevo letto questo messaggio. Ma adesso, ogni volta che papà telefona o scrive io sono lì e guardo, l’altra sera gli ho chiesto di vedere come funzionano le fotografie, ma papà era teso, anche se mi ha detto “Tesoro, stai attenta a non cancellarmi dei numeri di telefono!” Questo voleva dire, non leggermi i messaggi, io lo so.. Per questo sono andata proprio lì a vedere, come la moglie più giovane nella storia di Barbablù, che vuole veder proprio quella stanza dalla chiave più piccola e che Barbablù le aveva assolutamente vietato di vedere. In quella stanza ci sono tutti i teschi accatastati, i teschi di tutte le mogli che Barbablù aveva ucciso, in mezzo alle ragnatele, alla cenere, alla fuliggine.

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La moglie di Barbablù è una bella ragazza e lei si sposa perché lui le fa dei bei regali, la porta a passeggiare nel bosco, le dice che è bella. Barbablù è anche molto ricco, ha un palazzo grande pieno di stanze e stanzine, le stanze sono di lusso, le stanzine sono misteriose. Quando uno ha voglia di veder qualcosa, non vuole mai vedere una stanza, vuol vedere una stanzina. In una stanza ci sono finestre e mobili, in una stanzina ci sono segreti.

Ho aperto la casella dei messaggi: “Sei la mia vita, sto soffrendo”, “Oggi non resisto senza vederti”, “Quando finirà questa pena?” e cose così.

Nella stanzina di mio papà ci sono tutti questi teschi, lui non voleva farmi usare la chiave più piccola, sapeva che mi sarei spaventata. Papà non vuole che ho paura, ma allora perché tiene tutti questi teschi uno sull’altro, se non vuole che mi spaventi?

tratto da ‘A qualcuno piace corto’ Fontana Editore