STILL ALICE (o l’Alzheimer raccontato con sobrietà)

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by MBR ‘Oclock

Non farò una recensione sul film Still Alice, perché credo che ne siano state fatte tantissime, e molte di esse precise ed efficaci. Mi soffermerò sul modo in cui io ho vissuto questo film che descriverei “sobrio e delicato” e che affronta una tematica difficile e a rischio “cliché”.

Niente affatto in questo caso. E’ un film con innumerevoli letture, infinite nuances (non vorrei usare il termine “sfumature” per non confonderlo con un altro film che non ho visto e di tutt’altro tipo…). L’ho vissuto in pieno, mi sono lasciata travolgere da questa donna e dalla sua figlia, meravigliosamente interpretate da Julianne Moore e Kirsten Stewart. E quindi prendo questo spunto e trovo nella loro relazione tanta onestà, portata fino alla fine. Questa figlia che è tutt’altro di quello che la madre voleva è proprio quella che l’accompagnerà fino alla fine, quella che proverà a tenerla agganciata attraverso l’unica cosa che tiene agganciati i malati di Alzheimer ad una certa dimensione della vita: l’amore. Love. Alla fine si tratta di questo, no?

Alla fine, laddove tutto scompare, le persone, la memoria, i fatti che per noi erano importanti, gli odori, il significato del nostro essere qui in questo mondo e nella nostra storia… laddove sembra che ci sia il vuoto, per fortuna per Alice c’è qualcuno che ha capito che c’è l’amore, che in tutto si tratta di amore. Il paradosso è che nel pieno delle sue facoltà, Alice non riesce ad ascoltare, a capire, a condividere il sogno della figlia, non riesce a leggere nella sua passione artistica questa nuance, questo significato dell’amore. Ci riesce però quando la malattia ha preso il sopravvento, lasciando questo messaggio forte e deciso, che non è tutto perso, se c’è qualcuno che nell’assenza si fa presenza, l’amore c’è e rimane.

Parlo di un senso di amore impegnato e impegnativo come quello che spesso unisce i malati di una malattia spaventosa come lo è l’Alzheimer e chi gli sta accanto, dovendo lottare e rinunciare ai sogni condivisi, alla quotidianità fatta in un certo modo, all’immagine che si aveva della persona, come se si lasciassero cadere dei sassolini nella spiaggia man mano che si cammina, ricordi come sassolini perduti e ripescati dal mare. Che il mare non riporterà più.

Still Alice, è questo ma tanto altro. Un film che commuove perché tu sei lì con loro, nella “normalità” di una vita serena, si partecipa vivamente come si fossimo tutti lì, nella credibilità degli atti quotidiani che si susseguono. E la bravura di chi interpreta facendo capire lo stupore che si vive passo dopo passo con i nuovi avvenimenti. Tutti gli attori, bravi. A tono. Mai sottotono. Mai sopra le righe. Con tanto rispetto e dignità.

I sassi nella spiaggia lì, dimenticati, eterni, bagnati dal mare che, a sua volta, Alice dimenticherà.

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