Lei disse sì – La rivoluzione a colpi di bouquets è appena cominciata

by Marionoclock

Nell’ambito di Liberi di essere, la settimana di eventi contro l’omofobia, martedì scorso il cinema Astra di Trento ha proiettato il film documentario, Lei disse sì, nato dall’omonimo blog.

locandina film

Diretto da Maria Pecchioli, vincitore del Biografia Award 2014 e candidato ai David di Donatello 2015 nella categoria documentari, il film racconta la storia d’amore di Lorenza e Ingrid, dalla festa di fidanzamento in Toscana fino alle nozze in Svezia, Paese dove i matrimoni omosessuali sono legali e da cui proviene il padre di Ingrid. E proprio dalla famiglia di Ingrid, madre italiana ma padre, per l’appunto, svedese, arriva la prima sorpresa: è lei stessa a raccontare che, cresciuta in Italia, il suo coming out non è stato accolto favorevolmente dai genitori e che per questo da anni non ha più rapporti con loro, che, infatti, non parteciperanno né ai festeggiamenti né al film.

Saranno i genitori di Lorenza e uno stuolo di affettuosi e commossi parenti e amici a rendere l’evento memorabile, una festa gioiosa nella dolce campagna svedese illuminata dal solstizio d’estate.

La storia d’amore tra le due donne (e i divertenti preparativi per il lieto giorno) è quella di una qualsiasi coppia che decide di convolare a nozze, ma che per farlo deve andare con parenti e amici laddove questo è possibile, cioè lontano dall’Italia.

torta

“Il matrimonio è un progetto politico”, si afferma giustamente nel film.

Se in parte è vero che è anche un istituto anacronistico – come afferma la stilista delle spose – deve essere un diritto poterlo scegliere.

E che renderlo egalitario dovunque sia doveroso e normale si evince dall’innocenza con cui un bambino, informato che si andrà in Svezia per le nozze delle zie, domanda alla madre: “Perché non Italia?”. Gli si risponde: “Perché in Italia due donne non possono sposarsi”. “Perché?” insiste il bambino sulla dissolvenza.

Già, perché?

 

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