Che io possa non scordare mai

flora

Sono figlia di una donna che in un piccolo borgo gretto, avaro e chiuso, aprì la sua dimora di paese ai gatti, ai vagabondi e alle serve incinte. Sono figlia di una donna che tante e tante volte, disperata di non avere denaro per gli altri, corse sotto la neve sferzata dal vento a gridare di porta in porta, nelle case dei ricchi, che accanto a un misero focolare era nato un bimbo senza pannolini, nudo fra malferme mani nude…Che io possa non scordare mai di essere figlia di una donna che, tremante ed estatica, chinava tutte le sue rughe su una promessa di fiore fra gli aculei di un cactus, di una donna che non smise mai di sbocciare anche lei, inesauribile, per tre quarti di secolo…”

Colette, “La nascita del giorno”

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