Una chica perdida en Barcelona (Una ragazza perduta a Barcellona)

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by MBRo’clock

E perdersi, in mezzo alle strade piene di gente in una città che ti innamora, ingiustamente inondata di cliché di chi guarda soltanto le guide turistiche e non si azzarda a guardare ciò che è fuori. Siamo abituati a guardare quello che ci dicono di guardare. Non sono contro le guide turistiche, anzi, tante volte ti dicono cose che altrimenti non verresti a sapere, ti prendono per mano e, appunto, ti guidano. Ma come si fa con i genitori, in un momento bisogna mollare la mano, e andare da soli. Azzardare, camminare, andare oltre, perdersi.

In un torrido fine settimana di luglio mi sono persa a Barcellona, con tanto di app ufficiale e nient’altro (tanto per avere la rassicurazione in mano, ma che ho utilizzato per avere notizie su quello che stavo vedendo). E mi sono finalmente perduta in lei. Barcellona, che città… città che si scopre al di fuori dei percorsi già battuti, con i suoi silenzi che bisogna cercare come perle preziose nascoste tra i vicoletti, con il sole che ti segue a volte come un compagno crudele che non ti molla e che vorresti ma non troppo, il Mediterraneo enorme e profondo che si apre davanti a te e si svela al di là degli ombrelloni. Il cantautore catalano Joan Manuel Serrat, nel suo brano “Mediterráneo”, cantava: “a tus atardeceres rojos se acostumbraron mis ojos como el recodo al camino, soy cantor, soy embustero,
me gusta el juego y el vino, tengo alma de marinero… qué le voy a hacer si yo nací en el Mediterráneo”, come se quel mare invitasse a lasciar stare le costrizioni e a mollare la barca su un “levante autunnale”. Questa canzone mi ha accompagnata durante tutto il mio percorso lì.

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In questa città c’è tutto, si trova tutto per ritrovarsi e anche per perdersi di vista. Una città dove puoi trovare poesie lasciate su una lavagna da qualcuno che passa per la strada. Cosmopolita, si apre verso la superficialità e la profondità in un modo che potrebbe farpaura. Come per tutte le grandi città, dipende con quale stato d’animo la percorri.

Potrebbe essere molto inquietante. Ma anche una rivelazione.Barcellona, amata e resistita, che fa del turismo la sua ricchezza ma che, con anima ribelle, protesta. Enclave dove l’identità è una questione che si porta sulla pelle e sull’idioma, Barcellona vive con naturalezza le contraddizioni e ti accoglie così com’è, incostante trasformazione.

Guardare al di là di ciò che ti dicono che devi guardare, questo direi a qualcuno che sta per andare lì. Perdersi, mollare la barca e camminare le sue strade senza costrizioni di tempo, lasciarsi portare perché comunque sia Barcellona ti fa trovare sempre la via di ritorno…verso di te.

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“Questa mattina,
amaramente bella,
l’ho vissuta tempo fa.
Non so dove né quando.
O tutto era più profondo
o io non sono lo stesso”.