I MIEI PICCOLI DISPIACERI di Miriam Toews

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“Avevo anch’io una sorella, una sorella pazza di me, come io di lei. 
Le confidavo i miei piccoli dispiaceri
“

(S.T. Coleridge – To a Friend, together with an Unfinished Poem)

by Louise o’clock

Elf è diventata una grande pianista, ha avuto successo in tutto il mondo. È dotata di grande fascino, possiede una brillante intelligenza e sferzante senso dell’umorismo. Inoltre, ha accanto un uomo che la ama profondamente da anni. Yoli ha un’altra “stoffa”: quella di chi si reinventa continuamente e, con autoironia e un invidiabile savoir fair, si arrabbatta fra lavoro, figli adolescenti avuti con compagni diversi, nuovi amori volatili, conti che non tornano e  la sensazione di non imbroccarne una.

Entrambe sono cresciute in una piccola comunità mennonita e hanno compiuto la loro rivoluzione personale, emancipandosi dalle briglie di una cerchia maschilista e intenta a stanare possibili tracce di peccato anche nelle corde di un pianoforte.

Ma adesso Elf vuole morire. Adesso non vuole più saperne di vivere, al punto da chiedere a Yoli di aiutarla a morire.

C’è molto di autobiografico in questo ultimo romanzo della scrittrice canadese Miriam Toews che ha affrontato personalmente la depressione suicida  prima del padre e poi della sorella Marjorie, ma c’è soprattutto la capacità di espandere la propria esperienza e di renderla nutriente per sè e per i lettori.

È tutto tranne che un racconto straziante, questo energico romanzo tradotto da Maurizia Balmelli e pubblicato in Italia da Marcos y Marcos. 11973968_10205754209948160_1020051618_o

Nelle pagine di M. Toews, sbuca dovunque la vita con quel suo lato umoristico che affianca al capezzale di una sorella seriamente depressa: una macchina che si rompe, un meccanico con cui si finisce a letto, l’idea di affidarsi a un bicchiere di vino, i pasticci di una figlia adolescente e le richieste di divorzio via sms.

Toews è riuscita a scrivere un libro attorno alla scelta di morire celebrando la vita fino all’ultima stilla, “bevendo champagne – anche – dai contenitori dell’urina di un reparto d’ospedale e brindando alla nozione mutevole di se stesse”.

Umorismo, leggerezza, lotta, amore profondo e sogni di sopravvivenza attorno al confine tra la voglia di vivere e quella di morire, all’incrocio tra gli sguardi di due sorelle.   I miei piccoli dispiaceri è questo.

È un libro che tocca con delicatezza il tema del suicidio assistito, ma che soprattutto parla dell’ intimità profonda  tra due sorelle diversissime e legate da quella potente complicità che fa dire a Yoli: “Lei voleva morire ed io volevo che vivesse, per questo eravamo due nemiche che si amavano”.

Yoli ha la voglia tenace di riconquistare sua sorella alla vita e, contemporaneamente, una  rabbia feroce nei confronti di chi banalizza e giudica  la sofferenza e il desiderio di morire di Elf.

Lo sguardo resiliente e vitale di Yoli ci accompagna attraverso una storia di dolore e sollievo, ma anche di rispetto profondo per le persone che amiamo. Miriam Toews racconta l’indispensabile: non necessariamente salvare, ma com-patire senza confondersi nella sofferenza di chi amiamo.

E poi c’è Lottie, la madre di Elf e Yoli, la radice della forza familiare.    Stupenda la sua capacità di reinventarsi, Lottie è un personaggio rivoluzionario e di grande tenerezza. Di lei, Yoli dirà:

Vivere con mia madre è come vivere con Winnie The Pooh. Ha un sacco di avventure, è sempre occupata a mettersi o a togliersi ingenuamente dai guai, e tutte queste avventure sono corredate da un qualche rigo di garbata filosofia. C’è sempre qualcosa da imparare quando ti trovi con la testa incastrata in un barattolo, se sei mia madre.

C’è una frase che suona quasi come un motto e rappresenta limpidamente lo stile di Toews e il nucleo di questo romanzo lieve e complesso, come i sentimenti veri:

Calarsi nelle cose difficili velocemente, mettercela tutta e poi ritrarsi. Lo stesso vale per i pensieri, la scrittura e la vita.”