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chiavi

by Luisa Sax

Non capisco perché un matrimonio o una unione civile (da noi ancora anacronisticamente futuribile) debbano necessariamente comportare una casa comune, ovvero la coabitazione forzata o forzosa.

Sto con la mia compagna da 13 anni, condividiamo tante cose, ma non l’abitazione principale.In questo modo abbiamo la garanzia dell’indipendenza logistica.

Ci siamo incontrate in età matura , eravamo già possidenti di casa…non è facile decidere di abbandonare i propri nidi faticosamente conquistati e da tempo abitati (e stipati) . Potrebbe inoltre pur sempre capitare di non amarci più …nel caso,

casa

potremmo lasciarci senza, almeno, traumi fisici, tipo traslochi, difficili da gestire a una certa età e con piccole entrate. Per contro, se ci succede qualcosa, giuridicamente ora non contiamo nulla una per l’altra.

In definitiva vorrei un matrimonio “on the cloud” ovvero parcheggiato sulla nuvola, così come avviene per i computer, dove si possono depositare un tot di files su un luogo virtuale accessibile a chiunque possieda la password di accesso. unque poter eleggere una residenza virtuale, con indirizzo virtuale, tipo email, che non comporti l’onere di pagare tasse reali per la seconda casa. Giuridicamente esisterà? Se no propongo di farlo, ovviamente contestualmente alle unioni civili o matrimoniali anche omosessuali.

cuore nuvola