Il femminista sono io!

Recentemente su facebook un signore che non conosco personalmente, nell’ambito di quello che credevo un normale scambio di idee, non trovandosi d’accordo con la mia, mi ha appellato con un “Signora maestra” ed io l’ho cassato.

Nel senso che gli ho ricordato che non è necessario essere maleducati e deridere chi ha opinioni diverse ed ho smesso di commentare.

La cosa non gli è garbata: è andato avanti a lungo da solo senza moderazione, fino a che una gentile signora al leggere il fiume di parole ha tentato inutilmente di farlo riflettere su quello che stava dichiarando.

Morale della favola: io e la signora ci siamo scambiate l’amicizia, questo signore ha dichiarato che lui è un vero femminista, non io certo.

Onestamente non ho letto tutto quello che ha scritto, solo un pezzettino riportato in un avviso di fb di un suo ennesimo commento al commento del commento: qui il vero femminista sono io!

Devo dire che leggendolo mi è passata davanti l’immagine di un orango appeso ad una liana che si batte il petto compiacendosi delle proprie urla. Ho sorriso e ho fatto altro.

Stamattina però mi sono chiesta cosa possa spingere un uomo a dichiararsi femminista nei termini in cui lo ha fatto questa persona ed ho deciso di pensarci un poco sopra.

Ovviamente lui non è femminista e non lo sarebbe nemmeno se cambiasse sesso, o se il Papa continuasse a dire che pure lui è femminista. O se entrambi sapessero che cosa vuol dire esserlo.

Per essere femminista non si ha bisogno di minacciare una donna per difenderne un’altra.

Nessuna femminista ha bisogno di cavalieri, ma sarebbero graditi uomini educati che sappiano accettare con eleganza di avere torto qualche volta. O magari di essere fraintesi, o addirittura non apprezzati per quello che valgono.

Esperienza questa che tante donne affrontano quotidianamente senza partire per la tangente cominciando ad accusare il mondo intero di non capire niente e ad offendere persone con le quali si viene a contatto occasionalmente.

Un femminista non saprebbe distinguere tra un’affermazione stupida in bocca ad una donna che trova bella ed eccitante e un’affermazione stupida in bocca ad una che diciamo delicatamente “non lo attizza per nulla”. Un’affermazione cinica, al limite dell’oscenità è tale chiunque la pronunci.

Non penserebbe che una persona considerata bella possa dire tutte le fesserie che vuole, senza doversene assumere la responsabilità.

Saprebbe che le persone, tutte e di qualsiasi sesso o inclinazione sessuale, valgono e possono essere giudicate per le loro idee e per come si relazionano con le altre persone.

Saprebbe che le persone che hanno visibilità influenzano quelli che non la hanno e quindi devono stare ancora più attenti a quello che dicono.

Conserverebbe la propria foga argomentativa per combattere contro le mutilazioni genitali o gli stupri in famiglia. O la userebbe contro le differenze retributive.

Non penserebbe che ci sono donne femministe e “donne normali”, una distinzione che è molto funzionale al patriarcato. Perché lo sa che ci sono ancora tante donne spaventate dalla determinazione necessaria per prendere coscienza di una condizione difficile, al cui mantenimento da sempre concorrono gli affetti più vicini; e non confonderebbe quella determinazione con la violenza, traendo da lì giustificazione all’esercizio della propria. Lo sa che si muore ancora tra le mura di casa solo per il fatto di essere donne e di non voler restare all’interno di un ordine sociale che non si condivide.

Perché lo sa che la stessa parola femminismo – con le allergie che provoca – tocca nel profondo, “nella carne, nella memoria muscolare della società.” (cit. E. Cirant)

E allora ci va piano, perché dobbiamo crescere, tutt*. Forse Gaber quando parlava di donne era già un passo avanti rispetto al trogloditismo di certi, ma si può andare ancora avanti, e molto.

Magari fino a qui…

Devo però concludere che non c’è maggior piacere per un misogino che invertire l’ordine delle parti e dichiarare che il vero femminista è proprio e solo lui! Non volendo gli ho fornito un godimento!

Anche se si può vedere la cosa ancora da un’altra ottica: “si chiama “misan­dria”, è il con­tra­rio di misoginia ed è l’argomento che gli uomini usano fin dagli inizi del movi­mento di liberazione della donna con­tro il fem­mi­ni­smo stesso. Un falso argomento, anche se (dopo averlo negato e ridicolizzato per anni) mi sono resa conto che contiene una parte di verità.”

Insomma, grazie al signore maleducato ed alle sue foghe ottocentesche in difesa di deboli donne in balia di arpie brutte e vecchie mi sono ricordata ancora meglio perché IO sono femminista!

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