Marguerite, film

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recensione congiunta di Luisa Sax ed Hermin Spizzi

Un film europeo, con ambientazioni piacevoli, bellissime “les mises” anni ’20 della protagonista, una benestante e generosa ereditiera sposata a un marito un po’ sgusciante.
Attrice molto indovinata (Catherine Frot) come pure i personaggi di contorno adeguati al loro ruolo.2 marg

La trama è ispirarata a una storia vera americana, (la realtà a mio avviso offre sempre spunti originali, sarà perciò che in genere preferisco le biografie ai romanzi )

Il film è emotivamente coinvolgente, con rimandi, nel personaggio del cameriere tuttofare, a Erich Von Stroheim di “Viale del tramonto” (il film preferito della mia compagna melomane che mi ha trascinata a vedere Marguerite) ma con una protagonista molto più dolce e ingenua di Norma Desmond .

La signora Marguerite, condizionata fortemente dalla passione per la musica, ama cimentarsi nel canto lirico, per il quale purtroppo è decisamente negata; non mancano momenti esilaranti, ad esempio durante le lezioni impartitele da un simpatico cialtrone tenore italiano.

Nel drammatico finale, tuttavia, la sua passione si scopre essere essenzialmente un espediente per attirare l’attenzione dell’amato e infedele marito e questa mi è parsa la parte più debole di tutto il film.

Come mai nell’immaginario dei registi maschi le donne devono sempre essere “ agite” dal troppo amore (verso un uomo?).

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