Il gusto dolce di una piccola cosa

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By Viky Keller

Avrà avuto settant’anni o qualcosa in più.
Aveva un lavoro, lo stesso da una vita.
Usciva di casa la mattina presto attraversando il freddo addormentato nel primo chiarore.

Non si guardava intorno, non sorrideva e non aveva alcun tremito apparente.
Camminava rapida nelle scarpe indurite, logore, infagottata nel cappotto troppo largo, di lana pesante e scura.
Al passaggio lasciava una scia profumata di latte.

Era l’unica sfumatura dolce nell’insieme fin troppo severo.
Gli occhi chiari erano una stretta fessura tagliente.Arrivata al suo baracchino armeggiava lenta con il catenaccio arrugginito, unica precauzione contro i ladri.

Vendeva torte e pasticcini fatti in casa.
Soffici paste glassate, ripiene di crema, panna o guarnite di frutta fresca colorata che facevano bella mostra di sé sul ripiano del bancone. I profumi di vaniglia, di zucchero a velo, di fragole e pesche quasi coloravano l’aria del piccolo laboratorio mentre la vecchina armeggiava con destrezza con cucchiai di legno, chicchere e pentole varie. La sua attività apparentemente normale era quasi una missione, i suoi non erano semplici e gustosissimi dessert artigianali, nell’impasto nascondeva un segreto speciale e magico.

Era l’essenza della cura, quel pensiero speciale e fortissimo volto a far scomparire i dolori degli altri. Questo era l’ingrediente segreto con il quale farciva ogni dolcetto. Spesso un estraneo guardandoti negli occhi può comprendere meglio di chiunque altro ciò che inaridisce il tuo essere.

E quello sguardo prolungato, dedicato, cercato e non sprecato racchiude in sé una forza potentissima. Come assaporare lentamente una zolletta di zucchero che si scioglie sulla lingua: il gusto dolce di una piccola cosa.