The Danger of a Single Story

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by Barbara Gramegna

In questi giorni di eventi stravolgenti, non si riesce a non pensare al pericolo di rimanere vittime di una storia unica.
Spesso una storia unica ci accompagna da quando siamo al mondo: la storia vista dagli occhi dei genitori, la storia dei libri che ci vengono proposti a scuola e poi quella che i media più diffusi ci propinano come ‘verità’.
A questa unica storia diamo ascolto e crediamo spesso tutta la vita, qualche volta però, qualcuno, ce ne racconta un’altra, oppure, salvificamente, ne cerchiamo altre.
Niente e nessuno è raccontabile da una sola voce, niente e nessuno ha una unica storia.
Lo spiega benissimo Chimamanda Ngozi Adichie, giovane donna di origine nigeriana, che per tutta la gioventù ha letto e sentito parlare di cose lontane dal suo mondo.
Chimamanda è nata nel 1977 ad Abba, in Nigeria, la sua lingua è inglese e da precoce lettrice, si è confrontata molto presto col tema della narrazione, quella che aiuta a sognare, che aiuta a capire, ma che può anche dare una visione parziale ed ingannevole delle cose, proprio come gli stereotipi, utili a semplificare la realtà, rassicuranti, ma non certo adeguati a spiegare quello che accade, la complessità delle persone, la loro contradditorietà.
Le storie che Chimamanda leggeva parlavano di uomini bianchi con gli occhi azzurri, di paesaggi innevati e alberi di mele, di gente che disquisiva per ore del tempo e beveva birra allo zenzero e così, quando ha cominciato a scrivere, prestissimo, a causa dell’enorme potere seduttivo che le storie posseggono, ha riprodotto simili situazioni e simili personaggi…senza avere mai nė mangiato mele, né saputo cosa fosse la birra allo zenzero, né tantomeno essersi intrattenuta sul tempo, visto che a casa sua splendeva sempre il sole.
Ma ad un certo momento capisce che queste storie non sono sue, che in questi punti di vista non si può riconoscere e comincia così a riflettere sulla portata e sulla pericolosità della narrazione di una storia unica.
La storia unica è quella di una religione, di un credo politico, la storia unica è vedere un evento da un solo punto di vista, è giudicare una persona da un’unica azione, è quella dell’idea aprioristica senza riscontro.
Abituarsi a leggere il mondo attraverso molte storie e operare così il decentramento, è l’unico modo per non soccombere vulnerabili di fronte alla confortante, ma semplicistica e rischiosissima univocità.
La pluralità di sguardi può anche essere disorientante, ma un solo sguardo, ipnotico e che pretende di essere totalizzante porta ad una visione atrofica e ci riporta indietro di mille anni.