Da qui vedrò sempre il mare

Mare

by Viky Keller

Il viaggio mi è sembrato interminabile. Odio gli addii e le partenze, sembra sempre di lasciare dietro un pezzo di cuore.

Ma i preparativi distraggono ed impegnano la mente: organizzare lo spazio per non dimenticare niente. Si susseguono poi ore noiose di paesaggio che scorre. Musica alta ad ingarbugliare i pensieri, parole distratte, sospiri profondi. L’ ignoto aspetta all’ arrivo, provo ad immaginare, ricordare. Dopo troppe ore mi viene incontro la destinazione, ma la stanchezza ovatta qualsiasi considerazione. Lascio i bagagli, mi lavo velocemente, mi butto sul letto.

In sogno vedo un cancello di ferro, arrugginito e temprato dal sale marino. È appena accostato, un invito ad entrare. Sono a piedi nudi su un morbido tappeto erboso. Molleggio passi lenti e avanzo nel sole. Stringo gli occhi per cercare di mettere a fuoco quello che mi circonda, ma non riesco. Sono immersa in una luce bianca che mi fa galleggiare, nuoto nel vuoto. E mi sveglio di colpo. Seduta sul letto perdo tempo fissando i fiorellini delle lenzuola: un motivo infantile, non posso fare a meno di pensarlo. La stanza è calda, un profumo di miele che non so da dove arrivi. Il gusto dolce mi dá un po’ di nausea, vorrei perdere l’uso di tutti i sensi, sparire, trasformarmi in vento e non portarmi dentro alcun pensiero.

Esco di casa quasi al rallentatore, spaesata e con l’ansia appiccicata addosso. “Se non ricordo male da questo sentiero si arriva al mare” penso mentre fiancheggio casette disabitate, una uguale all’altra. Cammino per un po’ tra brevi salite e qualche discesa fino a trovarmi davanti due massi enormi, distanziati fra loro, come guardiani che difendono un ingresso. Non trovo il mare, davanti a me uno spiazzo riarso di sterpaglia, piccoli fiori spavaldi e foglie portate dal vento: quello che rimane di un prato abbandonato da tempo. Ispeziono a grandi passi il terreno, fra rampicanti impazziti e rami ossei e con un brivido ricordo: i cinghiali hanno distrutto il mio giardino.

All’imbrunire, io non c’ero, hanno arato con il muso lo spazio che avevo curato e protetto, giorno dopo giorno. In pochi attimi hanno rivoltato la terra, sradicato le piante, estirpato i fiori. Hanno lasciato questa desolazione che con il tempo ho dimenticato. Raccolgo fra le dita un po’ di terra e mi sembra di sentirne il calore, la vita o forse è la mia solita immaginazione.

Decido che è arrivato il momento di riportare il verde in questo luogo abbandonato. Ci sará da faticare, estirpare, rastrellare, seminare, piantare e forse non basterá il mio solo intervento. Voglio provarci: anche il luogo più inospitale e aspro può diventare, con cura e pazienza, un giardino segreto. Il mio.

E osservando oltre le siepi spinose vedo qualcosa che finora non avevo notato: da qui vedrò sempre il mare.