Buio

viky buio

By Viky Keller

Hai mai immaginato come deve essere rimanere sempre al buio?
Senza la possibilità di vedere mai una luce? Senza poter riconoscere i tratti delle persone che conosci, senza quello scambio di sguardi silenzioso che per chi come me non ama parlare rappresenta il fondamento della comunicazione?

Io fin da piccola provavo a camminare tenendo gli occhi chiusi, ma l’istinto di riaprirli per guardare dove mettevo i piedi era quasi irresistibile. Così mi bendavo e quel buio improvviso e forzato mi agitava profondamente. Rimanevo ferma, all’erta, come se qualcosa fosse sul punto di succedere.
Ogni movimento era lento, incerto e goffo. I rumori si amplificavano e prendevano nuovi significati. Si arricchivano degli altri sensi e dopo un po’ di pratica quasi riuscivo a mettere a fuoco, solo con la mente, il posto in cui mi trovavo.
Un esercizio forse inutile, una punizione autoinflitta, un gioco come un altro.
Spesso si pensa al buio come ad un posto vuoto, dove non c’è niente di interessante che valga la pena sentire. Altre volte il buio trabocca delle nostre paure e preferiamo sconfiggerlo con l’interruttore.

Io amo camminarci in mezzo, come fosse una piccola sfida. E non importa se spesso vuol dire scontrarmi in un dannatissimo spigolo che non avevo calcolato.
Nel nero ci sono tutti i colori ed io provo a rubarne ogni volta un po’.