Piccola emozione gialla

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La scrittura. Per quella piccola emozione gialla.

di Anna Grazia Giannuzzi

“D’altronde il ruolo del noir è proprio questo: raccontare una storia criminale è una scusa per raccontare un contesto.” 

Quando la cultura di una persona è un tutt’uno con la sua storia, i suoi modi, i suoi sorrisi garbati, i suoi leggeri impacci e le sue dichiarazioni sul mondo e sembra che tutta la sua vita sia la risposta alla domanda da quale parte vuoi stare tu?, allora avete incontrato un uomo, uno scrittore, avete incontrato Massimo Carlotto.

Ho incontrato Massimo Carlotto da Il Libraio di Mario Serafini seduta in prima fila, o meglio al primo banco visto che mi sentivo come una scolaretta davanti ad un grande professore. Grande lo è anche fisicamente, alto, imponente, il viso buono, l’occhio attento e spiritoso, osservatore.

Volevo conoscerlo perché spesso mi mancano voci, mi mancano parole, mi mancano quelle combinazioni di aggettivi che fanno svoltare le giornate. Accade allora che vado in cerca di nuovi autori – mi perdonino i suoi fans di lunga data tra i quali posso annoverarmi solo da qualche settimana.

Non sempre gli autori sono socievoli. Me ne sono capitati di bravi e brave, ma con un bisogno di essere adorat* che mi ha respinto e lasciato solo tristezza.

Carlotto, invece, era lì per il motivo per cui doveva essere lì: presentare i due nuovi romanzi che segnano il ritorno dell’Alligatore: la Banda degli amanti e Per tutto l’oro del mondo. In effetti era una sorta di festa del ritorno, e il protagonista non era nemmeno l’autore, ma il personaggio. I suoi amici, i suoi nemici e le loro storie. E i suoi lettori e lettrici.

Siccome più lo guardo più mi sembra che la sua storia non gli appartenga, mi sembra impossibile che dalla sua penna esca la lucidità cattiva e consapevole di un Pellegrini,  la barca che attraversa il male e si ferma anche a sorprendersi dei colori infiniti di quel mare.  

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Non farlo morire mai, gli chiedono (marea di mail, sue testuali parole). E Carlotto giura che non ammazzerà mai i suoi personaggi seriali, perché altrimenti dopo qualche romanzo dovrebbe  trovare il modo di farlo rinascere, come in certe fiction americane. D’altronde-  racconta  – lavora sulle storie e non sui personaggi, e per festeggiare i vent’anni dell’Alligatore li ha messi insieme o meglio ha dovuto, perchè glielo hanno chiesto lettori e lettrici.

Pellegrini è il più bastardo di tutti e dice Carlotto che per lui è stato interessante creare questo cattivo perché era stanco di quell’alone romantico in cui nella nostra cultura   certo cinema, certa televisione, avvolgiamo la criminalità. Ha proposto Pellegrini In arrivederci amore, ciao, come vero cattivo e mai si sarebbe aspettato che diventasse personaggio così amato.

“Questa criminalità non si può tollerare, è un danno enorme per la nostra società”.

Il personaggio dell’Alligatore è cambiato in questi venti anni. Nell’esperienza anglosassone i personaggi restano sempre uguali a se stessi mentre intorno a loro il mondo cambia; tra gli scrittori europei invece, soprattutto in Francia, Spagna ed in Italia c’è un’altra concezione rispetto al personaggio; lui stesso ha deciso di fare invecchiare i personaggi, a farli pensare in modo diverso, così da raccontare il Paese.

 

“Secondo me i romanzi devono avere il senso del tempo: nel romanzo La verità dell’alligatore c’era ancora la lira, si usavano le cabine telefoniche a gettoni, si vede un’Italia profondamente diversa, una criminalità diversa. Ma questa è proprio una peculiarità del noir, fissare un tempo ed un luogo in modo che i lettori siano aiutati a collocarsi in quel tempo e quel luogo. Noi abbiamo trasformato anche il luogo in un vero e proprio personaggio e questo ha facilitato in maniera straordinaria il fatto di essere tradotti all’estero. Le mie terre di elezione sono il Veneto e la Sardegna. Quando mi sono spostato per scrivere Respiro corto a Marsiglia, ci sono stato 4 mesi; dal punto di vista narrativo non ho voluto fare nessuno sgambetto, ho chiesto permesso a Jean Claude Izzo.”

A proposito degli scrittori.

 “Noi siamo collettori di storie, io passo tanto tempo a raccogliere storie, anche da giornalisti e avvocati che non le possono pubblicare, senza le fonti è impossibile scrivere questo tipo di noir…”

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to be continued …..maybe

un paio di link

I personaggi principali della serie dell’Alligatore – Elenco completo dei suoi libri http://www.edizionieo.it/catalogue/author/57

Intervista molto interessante http://www.theguardian.com/books/2005/jan/30/crimebooks.features