Resistenza creativa

Morire quanto basta, perdere pezzi per poi ricrescere proprio sul segno del taglio.

Scindersi per salvarsi, sapersi perdere quanto necessario per rimanere integre.

Auguri di resistenza creativa con una splendida poesia di Wislawa Szymboska.

Autotomia (1983) 24440_wisawa-szymborska (2)

In caso di pericolo, l’oloturia1 si divide in due:

dà un sé in pasto al mondo,

con l’altro fugge.

Si scinde d’un colpo in rovina e salvezza,

in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà.

Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso

con due sponde subito estranee.

Su una la morte, sull’altra la vita.

Qui la disperazione, là la fiducia.

Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.

Se c’è una giustizia, eccola.

Morire quanto necessario, senza eccedere.

Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato.

Già, anche noi sappiamo dividerci in due.

Ma solo in corpo e sussurro spezzato.

In corpo e poesia.

Da un lato la gola, dall’altro il riso,

leggero, presto soffocato.

Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,

tre parole piccole, soltanto, tre piume d’un volo.

L’abisso non ci divide.

L’abisso ci circonda.

dscn1061

1L’oloturia – specie marina nota anche come “cetriolo di mare” – in caso di pericolo cede al predatore parti non vitali (visceri) automutilandosi per distrarlo e fuggire. Successivamente le parti espulse vengono rigenerate.