Contract Children: Daniela Danna e i/le “padri femmina”

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Come preannunciato in un post precedente, giovedì 4 febbraio abbiamo incontrato  Daniela Danna con le amiche di Arcilesbica.

In una serata interessante il dibattito  è stato davvero acceso,  si sono svelate molte posizioni contrapposte e la complessità della questione, con tutti i suoi rimandi, echi e preoccupanti suggestioni si è manifestata in modo evidente.

Premettiamo la posizione di Womeno’clock, mutuata da Chiara Saraceno così come conosciuta  da Repubblica l’8 dicembre 2015.

Non riassumiamo quella di Arcilesbica, dichiarata pubblicamente da Giovanna Camertoni.

Cercheremo poi di riportare – con un occhio agli appunti presi – il contributo al dibattito e la posizione di Daniela Danna.

Le parole di Chiara Saraceno ci sembrano appropriate e prudenti.

 In una situazione di incertezza e di forme di regolazione difformi da Paese a Paese con forti rischi di sfruttamento e di mercificazione può essere opportuno vietare il ricorso alla gestazione surrogata, in Italia e all’estero, per coppie dello stesso sesso e di sesso diverso, senza che ciò rilevi per l’accesso all’adozione come coppia, o del figlio del compagno/a, e facendo una sanatoria per il pregresso, per salvaguardare i diritti dei bambini eventualmente già nati tramite gestazione surrogata.

Nel frattempo, continuiamo a mantenere aperta la riflessione sulla possibilità che sia possibile una gestazione surrogata all’interno di una genitorialità allargata e solidale, fuori mercato (ma con rimborso delle spese sostenute dalla gestante) e con rispetto sia dei desideri e diritti della gestante, sia del diritto del bambino ad avere rapporti con lei.

Vi riporto seguito alcune affermazioni nelle quali ritengo si possa  ritrovare il senso più profondo dell’intervento di Daniela Danna

” ….quando negli anni ’90 il Parlamento europeo propose di introdurre norme di disciplina per riconoscere le unioni tra omosessuali ed anche  l’adozione, immediatamente la parte tradizionalista cattolica che si scatenò contro l’adozione gay;  io da giovane intellettuale reagii interrogandomi ed osservando che già non si parlava di figli virtuali, ma di bambini reali, questi bambini già esistevano perché le donne lesbiche possono fare figli,  li fanno in coppia o da sole… Attualmente è di moda andare all’estero ma non sarebbe necessario questo per avere un figlio….l’autoinseminazione per le donne  è stata spiegata diversi anni fa anche in un libro della casa editrice Luna.  Ma tutta questa realtà è stata cancellata dal dibattito pubblico perchè presenti i padri gay per adozione.

Una donna che rimane incinta e partorisce per me è una madre, io la chiamo madre,  anche se gli ovociti non sono suoi. E non parliamo di madri surrogate, anche con fecondazione in vitro, c’è una donna;  la proliferazione della figura della madre è una sorta di luogo comune del pensiero contemporaneo, da quando Luise Brown nel 1978  in Inghilterra è stata concepita in vitro e l’embrione è stato impiantato con successo nella madre…

Da quel momento in cui la fecondazione è uscita dal corpo delle donne, noi diciamo che c’è stata confusione nel concetto di madre, perché una donna può mettere l’ovocita e l’altra partorisce. Perchè l’ovocita può venire da una donna ed un’altra può portare a termine la gravidanza. La novità della fecondazione in vitro ha creato dei padri femmina, la donna si trova nei confornti della sua progenie genetica in una situazione in cui le donne si sono trovate per la prima volta nella storia, nel genere umano, nella natura: si trovano nella stessa situazione in cui si trovano gli uomini che vivono dall’esterno l’esperienza della gravidanza e del parto, cioè una volta dato l’input attendono dall’esterno che un’altra donna partorisca. Quindi tutto il dibattito è falsato, testi giuridici, testi sociologici … di madre non ce n’è una sola…  non perché ci sono due madri, dato che l’esperienza materna è sempre della donna, di nutrire l’embrione, il feto, di avere nella propria carne un altro essere umano che è ancora in divenire, non è ancora un altro essere umano fino a che non l’avrà partorito… questa è la maternità. Non è dare l’ovocita e aspettare che qualcuno lo cucini per nove mesi… E nell’ambito di questa maternità surrogata o maternità per altri, io preferisco parlare di maternità per altri… perché è un concetto più generale e mi mi sembra dia più giustizia alle donne che lo fanno…. anche se io ho questa esperienza e do alla luce un bambino che non voglio allevare questo non fa  di me meno madre … chiedetelo al neonato che la cerca appena nato cerca nutrimento nella madre…  Anche se queste madri spesso lo negano di voler diventare genitori, però lo fanno per lavoro … GPA gestazione per altri, che usano i francesi, però è usato per gli animali femmine…”maternità per altri” toglie materialità e “gestazione” vuole sostituire al concetto di maternità quello di gestazione. Se io porto a termine la gravidanza sono io la madre e non parlo di gestazione, perchè gestazione è un termine che non mi piace nelle relazioni umane…Però di queste donne che dicono “io non sono la madre” possiamo accettare che lo dicano nel senso che non sono la madre sociale, come nell’adozione, in cui la madre sociale è importante, perché madre biologica se non genetica invece lo sono…

Nella mia ricerca ho trovato anche genitori in attesa, coppie soprattutto eterosessuali, tanti casi, e quindi queste coppie che dicono anche come registrato pure in altre ricerche, la mia bambina finalmente è arrivata a casa, dai suoi veri genitori”, è per me un concetto assurdo soprattutto dal punto di vista del neonato…. ”

In sostanza, colei che ha dato l’ovocita è un padre femmina. C’è così una confusione linguista, poiché non abbiamo altro modo di descrivere questo tipo di esperienza maschile nella procreazione. ”

Sul contratto e sul fenomeno:

“Io sono ferocemente contraria al contratto, come avevo già detto alle Famiglie Arcobaleno, per motivi etici.  I soldi sono ripartiti tra medico, avvocato, agenzia…però in realtà si sta comprando un bambino, non si può dire che si tratta di un atto di generosità”

“Siamo ancora in tempo a fermare il fenomeno della maternità surrogata, due giorni fa si sono tenute le assise per l’abolizione della maternità surrogata, di cui alcuni interventi non ho condiviso, ma ha senso parlare di abolizione perché non si basa sulla volontà dei singoli ma è un sistema che si costruisce su una donna che mette in vendita le proprie capacità riproduttive… anche in alcune sentenze è stato dichiarato che il bambino è di chi ha messo l’ovocita… ed un caso che ha anche evidenziato un livello di razzismo che esiste, è una sentenza che ha dato torto alla cosiddetta portatrice dato che era nera ed il bambino era bianco…la maternità per altri ha bisogno di leggi nuove, che diano status, diritti, che riflettano il principio mater semper certa est , nel senso che è quella che partorisce. In altri paesi come l’India, dove è aperto il turismo procreativo, stanno per approvare una norma che la vieta agli stranieri, così come in Thailandia, dove bambini che nascevano disabili venivano rifiutati dai committenti…non mi piace trattare questa questione da un punto di vista strettamente emotivo, anche se lo è, ma restare su un campo di razionalità e se le donne dicono di farlo come dono con spirito altruistico allora non ci deve essere un diritto particolare a ricevere del denaro…”