Suffragette, la Storia a cui far spazio.

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Cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” I. Calvino

 

L’unico ricordo cinematografico delle Suffragette che io, poco più che trentenne, avevo fino a ieri è quello della Signora Banks, la mamma dei due bambi

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Una scena del film Mary Poppins: Mrs Banks canta alle sue governanti: “Veri soldati in gonnella siam”

ni di cui Mary Poppins si fa carico mentre la loro vezzosa genitrice se ne va in giro con le amiche a manifestare canticchiando gioiosa,  in mise alto-borghesi e cappellini decorati di fiori (questo, più o meno,  lasciava intendere la Disney).

Mi chiedo come sia possibile.
Come sia possibile che nessuno – o quasi – abbia trovato interessante quella storia, la storia del movimento delle suffragiste e il loro aver cambiato la storia.

Non a caso Sarah Gavron, regista di Sufraggette, uscito il 3 Marzo in Italia, in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: «Per qualche motivo ciò che queste donne hanno fatto è stato sepolto. La sensazione era quella di una storia mai raccontata. A me non l’hanno insegnato a scuola e non sembra esserci una grande coscienza degli estremi a cui si spinsero: le bombe nelle cassette della posta, i sabotaggi ai fili del telegrafo, gli attacchi alle proprietà immobiliari o la brutalità della reazione della polizia verso le donne, sotto forma di pestaggi o di alimentazione forzata».

Tutto questo Sarah Gavron lo ha raccontato nel suo film.
Avrebbe potuto narrare di Emmeline Pankhurst, leader carismatica del movimento interpretata da Meryl Streep in un cameo emozionante, ma ha scelto un altro piano: la storia delle operaie, quella delle donne del popolo e della loro lotta a mani nude.
Protagonista del film è Maud,  giovane lavandaia costretta a lavorare accanto ad un capo che l’ha a lungo abusata, madre di un bambino e moglie di Sonny, un omino  inizialmente devoto che, però,  all’imprevedibilità del cambiamento preferisce la rassicurante tradizione e, confuso e arrabbiato, allontana  Maud – da sé e dal figlio – non appena lei si avvicina al Movimento. Ma a rappresentare l’universo maschile non ci sono soltanto Sonny, il padrone della lavanderia o Lloyd George politico estremamente contemporaneo nella capacità di rappresentare efficacemente le donne e i loro diritti. Per fortuna, ci sono anche personaggi  come  il marito di Edith (interpretata da Elena Bonham Carter): le Forze dell’Ordine lo tengono d’occhio perché è attivamente solidale al movimento.

Suffragette racconta la passione e il costo della lotta, la capacità di autorizzarsi a diventare artefici del cambiamento, la solidarietà e il calore tra le compagne di battaglia; la scelta di combattere anche per le figlie delle altre e  per le bambine che si è state.

Insieme a tutto questo il film racconta, per la prima volta, la strategia, l’intelligenza politica e la capacità organizzativa delle Suffragiste (poi con spregio rinominate “suffragette”).suffragette_character_poster-3

Del lavoro di  Sarah Gavron mi piace l’aver ridato spazio e visibilità ad una storia dimenticata e cruciale per la democrazia, ma amo soprattutto ciò che è già riuscito a muovere.
Penso al Progetto Sufraggette 2.0 lanciato da Lorella Zanardo, attivista, scrittrice e autrice del documentario Il corpo delle donne.
Il progetto prevede un tour che porterà il film nelle scuole superiori di tutta Italia,proponendolo come manifesto culturale e stimolo per una riflessione consapevole su ciò che ancora c’è da fare in un un Paese in cui, per esempio, le donne in un anno di lavoro  guadagnano in media 3.260 euro in meno rispetto ai loro colleghi uomini, a parità di mansioni (dati tratti dal Gender Gap Report 2016, Job Pricing).

Suffragette 2.0 arriverà a Trento Venerdì 11 Marzo ed il giorno prima (giovedì 10 Marzo) Lorella Zanardo parteciperà ad un incontro dal titolo: “70 anni di voto alle donne: a che punto siamo?” presso la Sala rappresentanza della Regione alle 20,30.