L’inquietante estraneità – Ornela Vorpsi

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by Barbara Gramegna

Ornela Vorpsi è una scoperta per me, ne vengo a conoscere l’opera tramite una nuova amica.

Le nuove amiche mi giungono come una sferzata, un impulso alla conoscenza e sono quindi loro grata!

Ornela nasce in Albania nel 1968 e dopo 22 anni, assieme alla madre, la abbandona, il padre è in prigione per ragioni politiche, una cosa di cui molti di noi hanno solo letto.

La vita di Ornela è contrassegnata da questa ‘dissidenza’, una forma di eroismo che sentiamo lontano e associamo a gulag, prigioni, idee in bollore che vengono soffocate da regimi che bruciano i cervelli e i libri, che oscurano tutto quello che odora di ‘sapere’.

Molti dissidenti hanno inconsapevolmente trasmesso ai figli la necessità di esprimersi ad ogni costo, sempre, ad apprezzare la preziosità di potere usare la parola, la lingua, la lettura.

Ornela è forse per questa ragione affamata di arte, di libri, di vita.

Per questo approda in Italia prima e in Francia poi, dove ora vive.

Scrive, inizialmente in italiano e si fa annoverare nella categoria di ‘autori migranti’ e, pur ammettendo che le categorie sono necessarie e insite nella nostra modalità umana di lettura della realtà, mi piacerebbe dirli piuttosto autori italografi, visto che, in un certo momento della loro esistenza hanno eletto l’italiano a lingua di scrittura.

Chi parla e vive e respira diverse lingue si sente a casa in tutte in maniera diversa, le abita come fossero stanze: in una si arrabbia, in una studia, in una amoreggia e in una elimina le scorie di tutto quello che lo ha fatto soffrire.

Ornela abita l’italiano per dire molte cose dure, crude, pesanti, fisiche.

La corporeità fortissima dei libri italiani di Ornela parla di donne stanche, violate, sfruttate, sognanti, soffrenti, di donne belle che cercano spiragli di benessere, di donne vecchie e maliziose che elargiscono consigli, di rapporto con uomini, duri e rudi, soli e basilari, fieri, volgari.

Tutti gli aggettivi possibili ci stanno nei libri di Ornela, perché lì ci sta tutta la sua umanità, quella vissuta, quella vista, quella provata.

Le storie raccontano persone ma raccontano soprattutto due soluzioni scelte per vivere, quella del ripiegamento, il senso della trappola e quella della fuga, la protensione verso un esterno lontano.

Il viaggio è comunque sempre un’ esperienza trasformativa, sia che si tratti di viaggio reale per chi parte, di viaggio letterario per chi legge, onirico per chi sogna, dei sensi per chi affoga per e nell’amore.

La scrittura di Ornela è influenzata dall’occhio attento della fotografa e pittrice, mostra eclettismo nell’avvalersi di lingue e linguaggi, per una mai sazia fame di espressione, per una personalità in continua decostruzione, trasformazione e ricostruzione, per una necessità estetica ed erotica, così come la intende Edgar Morin quando dice che ‘Si va avanti a partire da una passione creatrice’[1], poiché ‘Tutto ciò che non si rigenera, degenera’[2].

[1] Morin E., (2014), Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina Editore, Milano.

[2] Morin E., (2001), Convegno dell’Unesco.