“e ‘l modo ancor m’offende”

By Silkoclock

Questo pensiero della violenza che ci lega alla violenza, che ci annega di violenza.

Dobbiamo alle vittime, a noi stesse, di più. Non essere costrette nel destino di vittime, né di testimonianza dell’oppressione, del subire.

Dobbiamo a tutte, a noi stesse, uscire dalla logica della vittima e dare alla spiegazione, al racconto, al gesto uno sbocco.

Questo può essere solo la sorpresa, l’intrapresa delle piccole/grandi cose che ci capita di vivere. Per dire, dal correggere una parola (sindaco/sindaca?) al voler fare l’astronauta. Perché per noi, per le donne il fare è già un “voler” fare, col prezzo che comporta. E anche Sara D.(ma già oggi altre, quante?) ha voluto lasciar un fidanzato (se questa parola-fidanzato- ha ancora senso oggi nel rapporto uomo-donna).

Louise Bourgeois 1

Non le dobbiamo (solo?) il testimoniare e il protestare, le dobbiamo l’agire, il vivere e costruire la nostra personale libertà. Con i piccoli passi del quotidiano, magari.

Altrimenti sarà sempre comunque un chiedere, che ci relegherà alla protezione, alla concessione del maschile. Abbiamo bisogno, come sempre quando si è lottato, pensiamo all’aborto, di pratiche di vita condivise in cui immergerci, più che di rivendicazione.

 

Nelle immagini sculture di Louise Bourgeois (Parigi, 25 dicembre 1911 – New York, 31 maggio 2010)

 

 

 

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