Il profondo nord di Margaret Laurence

by Lidia Amalia Palazzolo

“Che stupida sono stata. Volete essere anti-convenzionali? Ecco dieci modi diversi, diceva l’articolo. La porta d’ingresso lilla era uno dei dieci. E così sono andata dal più vicino ferramenta ad affermare la mia unicità comprando lo stesso colore di vernice di altri due milioni di idioti. Indotta fraudolentemente a commettere un’idiozia. Ho la testa piena di stupidaggini. A pranzo, Ian ha detto La fetta di Duncan è più grande della mia – non è giusto e io mi sono messa a urlare che dovevano smetterla di infastidirmi con delle stupidaggini. Ma quando loro sono a scuola, mi metto forse a leggere le tragedie di Sofocle? No. Penso al colore della porta d’ingresso”. (Giocare col fuoco, La Tartaruga ed. 1994).

Non credo agli incontri casuali e a volte sento il richiamo di autori non molto conosciuti ma che mi si rivelano come imprescindibili.
Questo è successo con Margaret Laurence (Canada, 1926-1987). Scoperta per caso, ho letto tre della sua saga, composta da cinque romanzi: La prima volta di Rachel, L’angelo di pietra e Giocare col fuoco e mi sono accaparrata I rabdomanti, ultimo suo romanzo.

Perché sono rimasta folgorata? Protagoniste di questi romanzi sono donne. Di ogni tipo, carattere, età, stato civile. Donne sull’orlo di una crisi di angoscia, di mediocrità, di solitudine. Casalinghe disperate che a volte, a volte, nascondono dietro la disperazione, pensieri lucidi, intelligenti, di fragile consapevolezza.
Donne che hanno sogni proibiti, desideri occulti, pulsioni pericolose e che vivono la tragicità dell’esistenza senza arrendersi ma senza una vera e propria ribellione. Donne che non amano i loro corpi, grassi, flaccidi, che invecchiano, non desiderati. Storie legate a paesini piccoli che non hanno niente da offrire, madri che colpevolizzano ogni tentativo di fuga verso la libertà.

E’ anche nel modo in cui vengono rivelati questi pensieri sta la maestria di Laurence. Pensieri sparsi, repressi, liberatori, fluendo in libere associazioni, pensieri che inseguono modelli irraggiungibili e adeguamenti difficili a ruoli prestabili e stereotipati.

La Laurence fotografa la realtà di un profondo nord attraverso un viaggio interiore in donne che si autocommiserano, ma sempre con graffiante (auto) ironia per fare sopportabile ciò che non è possibile cambiare.

Penso che ognuno/a troverà un pezzettino con cui identificarsi. A me è successo più di una volta.

ML 2

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