Dipendenze

sol

by Viky Keller

I minuti e poi le ore sfilano alteri ed indifferenti, stanotte. Tutto potrebbe accadere, ma nulla succede.
Lara è pensierosa, seduta da sola al tavolino all’aperto di un bar del centro.
Sorseggia con lentezza il suo vino esaminando gli altri avventori. Non tantissimi questa sera e nemmeno così interessanti da spiare. Torna così ai suoi pensieri e quasi sorride.
C’era stato un tempo in cui non amava uscire da sola. La spaventava sentirsi addosso gli sguardi degli altri, non voleva leggere sui loro volti quella domanda che immaginava benissimo: “Ma non ha nessuno con cui passare il tempo?”. Temeva di trovarsi in uno spazio vuoto, così profondo e scuro da poterci affogare dentro.
Ora non più, prova un sottile piacere a sfidarlo, quell’abisso, e scoprirlo sempre più simile ad una pozzanghera da affrontare come quando era piccola: uno ,due, tre e -spash- un salto a piedi uniti proprio al centro!
No, non si sente più a disagio, la cosa la fa sentire forte e questa sera anche decisamente euforica.
Autostima mescolata all’alcol: nettare d’ambrosia per il suo cuore fragile.

Guarda il cellulare appoggiato sul tavolino, nello stesso modo in cui un bambino osserva il giocattolo che vuole in dono. Non sta nella pelle, desidera ardentemente ascoltare di nuovo quella voce e la sua risata.
“Chiamami” pensa concentrata “Dai,chiama!”.
Poi un pensiero, qualcosa di triste e destabilizzante.
“Perchè continuo a tormentarmi? Sto così bene da sola, non ho più bisogno di quest’ ansia inutile; l’amore delude, fa schifo… ”

Proprio in quell’istante squilla il telefono. Il nome scritto sullo schermo è un nitido balzo al cuore. Il respiro si accorcia e i pensieri si attorcigliano come le cuffie che tiene in borsa.
“Pronto?”

Da Scripta/l’Aperitivo in versi del 21 settembre 2016