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halloween

di Anna G. Giannuzzi

Ad Halloween ho la certezza, conto quasi il numero esatto delle persone che non sanno divertirsi.

Il massimo della soddisfazione per loro è dare addosso a chi lo festeggia o anche solo vi partecipa: si esprimono con parole ruvide saccenti bibliche tremebonde, esprimendo un odio contenuto a denti stretti, un timor panico da bigott* ignorant* che si sentono strozzare la gola per i palpiti di vita che non riescono a reprimere.

La critica finisce troppo spesso in anatema, senza riuscire a nascondere l’intima soddisfazione nel sentirsi migliori di altri che osano divertirsi in barba ad ogni senso comune, sono irrispettosi, anzi meglio sono espressione del Male.

Senza accorgersene – ma forse sono io che sono troppo buona – ripetono lo schema dell’hate speech. Se non sapete di cosa parlo documentatevi e nel frattempo provate a seguirmi.

Ovviamente c’è una lotta tra il bene e il male, loro sono il bene ovviamente. E possono anzi devono usare le peggiori parole: oscura festa pagana celtica,  porta dell’occulto, inquietante “altro”, tradizione importata d’oltreoceano, ricorrenza che parla di morte,  sulfurea festicciola.

Ho sempre adorato Halloween e sono stata felice di poterla festeggiare quando ho cominciato a frequentare famiglie americane. E la cosa più divertente è accompagnare i propr*  figl* a fare giochetto scherzetto. Ci sono ben poche occasioni per stare insieme a* nostr* figl* perchè questa no?

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Perché a loro non piace Halloween?

Perchè gioca con la morte, con la bruttezza, con la decadenza del corpo, con la paura di quello che può aspettarci di là? Sempre ci sia qualcosa!

Perché le donne rispolverano la scopa e ridono sopra vecchie condanne che le hanno cancellate dal mondo degli affetti e della loro realizzazione personale?

Perchè esorcizza le nostre paure o perchè è solo una festa  mascherata, un’occasione per divertirsi e basta? In molte regioni italiane la notte di Ognissanti i bambini ricevono dolci o regali. Un’occasione riconciliarci con il nostro fine ultimo, che ci raggiunga troppo impreparati.

Mi sembra molto più diabolico voler vedere qualcosa di diabolico in una festa.

Dio e Satana, cristiano e pagano, bianco e nero, noi e voi, io e loro: ma che noia!

Il desiderio ormai imperante di ridurre la varietà del mondo ad una dualità contrapposta si rivela sempre più insufficiente a restituirci il senso della realtà e della storia che ha costruito la nostra cultura

Halloween è una “festa mista”: non nasce in America ma nel Vecchio continente, si collega ad un Medioevo comune in cui i poveri durante il giorno di Tutti i Santi bussavano alle porte delle case per ricevere un po’ di cibo in cambio di qualche preghiera per i defunti nel giorno successivo, quello appunto dedicato ala commemorazione dei morti: è trasversale, migrante, destabilizzante.

Poi c’è il cinema horror e la letteratura pulp, poi c’è la commercializzazione di qualsiasi cosa che caratterizza la nostra epoca. Folclore e tradizioni popolari si intrecciano con la nascita e la diffusione del cristianesimo,  che troppo spesso alla ricerca di consenso ha voluto riciclare le divinità pagane, tra storia e antropologia dalla festa di Samhain ad Halloween.

Ma oggi dico oggi non si può festeggiare e basta? Dobbiamo per forza demonizzare anche i festaioli travestiti da mostri che offrono e chiedono caramelle?

Domani andremo sulle tombe a pregare per i nostri morti o solo a salutarli con una poesia o un po’ di ricordi felici.

Ad Halloween vestitevi da libri, la cultura fa ancora tanta paura! Booooh!

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