La Stazione di Zima e altre considerazioni

By Silkoclock

Oggi un attentato a SanPietroburgo, alla stazione di un metrò. Così ripenso alla Russia, e poi a Evgenij Aleksandrovič Evtušenko, morto qualche giorno fa. Non so perché, ci ho pensato solo adesso, a lui, alla sua morte , alle sue poesie.

Le sue poesie hanno attraversato la mia giovinezza, La Stazione di Zima fu perfino negli anni ’80 il nome di un alternativo circolo arci fiorentino…A Firenze Evtušenko lo incrociai per strada, il passo lungo e veloce, portava sottobraccio una antica bilancia…tanti anni fa…

Poi ce lo siamo un po’ tutti dimenticato, ed è brutto dimenticare un poeta. Ci pareva inopportuno? avevamo altre attualità a cui pensare? Com’è ingiusto il passo della vita quando ci costringe a false priorità, false scelte e solo la morte (o le morti di SanPietroburgo?) ci riportano il suono di poesie  che da giovani attraversavano le nostre adolescenziali malinconie.

Così ritrovo i suoi versi, ora che davvero potrei avere i suoi rimpianti, l’eco di un malcontento  non esibito, di un dolore mai veramente accettato.

Uomini

Non esistono al mondo uomini non interessanti.
I loro destini sono come le storie dei pianeti.

Ognuno ha la sua particolarità
e non ha un pianeta che gli sia simile.

E se uno viveva inosservato
e amava questa sua insignificanza,

proprio per la sua insignificanza
egli era interessante tra gli uomini.

Ognuno ha il suo segreto mondo personale.
In quel mondo c’è l’attimo felice.

C’è in quel mondo l’ora più terribile,
ma tutto ci resta sconosciuto.

Quando un uomo muore,
muore con lui la sua prima neve,

e il primo bacio e la prima battaglia…
Tutto questo egli porta con sé.

Rimangono certo i libri, i ponti,
le macchine, le tele dei pittori.

Certo, molto è destinato a restare,
eppur sempre qualcosa se ne va.

È la legge di un gioco spietato.
Non sono uomini che muoiono, ma mondi.

Ricordiamo gli uomini, terrestri e peccatori,
ma che sapevamo in fondo di loro?

Che sappiamo dei fratelli nostri, degli amici?
Di colei che sola ci appartiene?

E del nostro stesso padre
tutto sapendo non sappiamo nulla.

Gli uomini se ne vanno… e non tornano più.
Non risorgono i loro mondi segreti.

E ogni volta vorrei gridare ancora
contro questo irrevocabile destino.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

 

 

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