La forma dell’acqua (o La muta del sub)

By Barbara Gramegna

Nel pluripremiato film di Guillermo del Toro si trovano tutti i cliché dell’America degli anni del boom economico, in un modernismo giunto in Italia solo una quindicina di anni dopo, durante i quali l’ unico obiettivo era quello della supremazia mondiale, in una continua lotta con il dichiarato nemico sovietico. Si trova però anche un affascinante microcosmo di gusto europeo ricostruito negli interni dell’abitazione di Eliza, la protagonista, una sorta di nuova Amelie, e del suo vicino di casa, Giles, che incarna perfettamente l’idea del povero artista bohémien.

Si evince presto però che le loro due solitudini non si potranno mai completare perché l’illustratore pazzerello e professionalmente precario (un’allusione ai primi problemi di inadeguatezza di profilo rispetto alle esigenze di mercato) ha un debole, oltre che per i gatti e i musical, per i bei giovinotti.

Tornando alla storia principale, si tratta comunque di una fiaba per adulti, che richiama alla bellezza dell’amore puro e gratuito, che per essere tale, dovrebbe invece, questo sì, uscire dai cliché.

Salvo che, non si sa come, la fiaba, pur solo apparentemente assurda, si fa proiezione di desideri molto diffusi e risponde anch’essa comunque a dei format preconfezionati.

L’improbabile coppia che si verrà a formare, grazie all’acqua, è composta infatti da una donna che non parla, sogno di ogni uomo, e da un tenero enorme uomo-tritone, si scoprirà successivamente e in maniera indiretta, pure superdotato, dalle esigenze alimentari veramente poco impegnative (si accontenta infatti di qualche uovo sodo!) e dai poteri taumaturgici, sogno anche questo di molte donne.

Certo, logisticamente sarà un rapporto piuttosto complicato da gestire, l’amante nell’armadio gode infatti di tutta una sua letteratura, ma per la vasca da bagno mancano ancora riferimenti sufficienti; la trama spionistica di sottofondo va poi ad imbrogliare ulteriormente questa storia d’amore, che quindi, elevandosi a simbolo di sfida al sistema precostituito, fa assurgere la ragazza bruttina, muta, orfana, di origine italiana e amica di una nera, entrambe donne delle pulizie (un concentrato di sfighe davvero improponibile per le ambizioni di sviluppo della società americana di quell’epoca) a vera eroina.

Gli uomini, invece, ne escono veramente tutti, per un motivo o per l’altro, piuttosto male, quasi che del Toro ci suggerisca che per trovare la felicità sia necessario osare di andare, appunto, oltre la superficie.

Insomma, un film che, seppure sia innegabile ‘faccia acqua da tutte le parti’, si vede volentieri e, comunque, non pensate che sostituire la vasca da bagno con la doccia sia sempre una buona idea!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...