Visages villages, la poesia sociale di Agnès Varda

By Barbara Gramegna

Un riuscito connubio transgenerazionale quello fra la fotografa-regista quasi novantenne Agnès Varda e il famoso street artist tre volte più giovane, JR, che dà vita ad un singolare antropovideo.
Il percorso emozionale e sociale scelto dai due come operazione artistica e umana infonde fiducia nella collaborazione fra giovani e anziani uniti dalla passione immaginifica e dalla joie de vivre, dalla volontà di stupire e dirci che l’arte è di tutti e per tutti.
L’itinerario attraverso alcuni luoghi della Francia che JR e Agnès ci propongono si offre come simbolico e replicabile in altre realtà.
Agnès è qui vate e artefice, è ‘vecchia’ Pitonessa dalla quale desideriamo trarre un auspicio di mondo migliore grazie alla coraggiosa sensibilità di dare volto, visage, a persone qualunque dimenticate nella storia socioeconomica della Francia e di attraversare abitati, villages, fuori da ogni più noto circuito turistico.
JR è un saltellante nipote monello che, con confidenza, ma pur sempre nel rispetto, asseconda e al contempo provoca la sua anziana compagna di avventura.
Entrambi ci offrono uno sguardo su porzioni di mondo su cui pochi altrimenti si soffermerebbero, se non per scopi di ricerca: un villaggio fantasma, che viene temporaneamente ripopolato per il film con un escamotage, una spiaggia con un bunker fatto crollare intenzionalmente dalla scogliera per scopi di sicurezza ed incastonatosi in maniera coreografica fra i ciottoli, fattorie che obbediscono a criteri di umanità a scapito di quelli di produttività.


Lo sguardo ecosociale di Agnès coglie l’eroismo umano della ordinarietà del vivere, sottolineandone l’ottica di genere, e quello divertito e irridente di JR la sua potenza estetica, entrambi filtrati da diversa cortina generazionale che possono quindi contare su un pubblico molto eterogeneo.
L’occhio coperto dagli occhiali da sole, che JR mai toglie, se non in un unico commovente momento, e quello dispettoso della piccola Agnès, affetto da una strana patologia, ci consegnano un’immagine diversa dell’ambiente e ci fanno credere ad una irrinunciabilità, seppure utopica, del gesto artistico.
Agnès pare desideri saldare con questo lavoro un debito con la verità, con la terra, con la fortuna di avere avuto grandi incontri, con la Francia rurale e operaia, offrendole i suoi servigi e rendendole omaggio, affidando fiduciosa il testimone ad altra generazione.

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