Loro 1 (o de la pecora condizionata)

Sin dalla prima scena il film di Paolo Sorrentino appena uscito nelle sale cinematografiche, in cui una pecora spaurita e curiosa dal prato antistante la proprietà sarda di ‘Lui/Berlusconi’ si introduce avventatamente nella Villa, ne intuiamo la portata metaforica.

L’animale infatti, oltre a trovarsi davanti al forte getto di un condizionatore d’aria, è, all’interno della Villa, anche spettatrice inconsapevole di una demenziale trasmissione televisiva irradiata a ciclo continuo da un inevitabile megaschermo.

La pecora spaesata e stordita, perisce nel giro di pochi minuti, stramazzando letteralmente al suolo, sotto l’aria fuoriuscente dall’impianto di refrigerazione che si fa, progressivamente e velocemente, sempre più gelida, morendo di fatto, se così si può dire, ‘massimamente condizionata’.

La pecora è un animale che da solo si spaura, che ha necessità di fare parte di un gruppo-gregge e che, soprattutto, ha bisogno di un capobranco.

Ecco che la pecora si fa qui popolo-audience  irretito e raggelato in una totale incapacità di giudizio e azione, sino alla paralisi e alla morte, con nefaste conseguenze, per un intero Paese, di imbarbarimento culturale.

La pecora riesce comunque ad intenerire, perché allude ad una dimensione arcadica, di cui non si conosce più traccia, se non in qualche provincia, magari appunto della Sardegna, una terra vieppiù violentata da magnati che ne hanno fatto una loro colonia del tutto ecoincompatibile, perché ‘Loro’  sono compatibili unicamente con la dissolutezza e la corruzione,  le vere protagoniste del film.

La pecora quindi, pur sparendo fisicamente subito dalla scena, rimane in realtà impressa nell’occhio dello spettatore per tutto la durata assumendo, di volta in volta, le sembianze di escort sedotta dai soldi e dal potere, di ministro corrotto e servile o di faccendiere criminale inserito nel sistema clientelare.

La pecora è animale sia mansueto che passivo, sia docile che codardo, la pecora è gergalmente intesa anche come prostituta e nel film, a vari livelli di specializzazione, titolo e acrobatica abilità, ce n’è a profusione.

L’opera di Sorrentino offrirebbe anche qualche felice battuta, che però, personalmente, non sono riuscita a trattenere, in quanto il sentimento di squallore e irritazione ha avuto la meglio inibendo ogni tipo di aggregazione mnemonica.

Il susseguirsi insistito e fastidioso di situazioni, immagini e dialoghi intenzionalmente volgari e sempre espliciti, tramortisce infatti lo spettatore, ancor più la spettatrice, per oltre una metà del film andando cosí a fare sbiadire anche  la geniale trovata della ‘pecora condizionata’, alcune inquadrature davvero riuscite e l’interpretazione di Toni Servillo, qui un Berlusconi-maschera del Bagaglino, a cui l’originale ha dato però una mano non da poco.

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