Le Madri dei Nuri, intervista a Sarah Martini

Da una conversazione informale, una rivelazione, una scoperta.
Sarah Martini mi parla di una antichissima usanza, che lei e alcune amiche cercano di rifar vivere: Le Madri dei Nuri.

 

Sarah : Seguo da qualche anno una pratica educativa verso l’accoglimento del femminile. Con mio figlio e un gruppo di amiche e madri ridiamo vita ad una antica tradizione in uso in alcune zone dell’Etna fino a non molti anni fa.
Per gran parte dell’anno erano paesi di donne, tra emigrazioni, transumanze, lavori stagionali. Si sentiva l’esigenza di accogliere e proteggere la donna, di curare l’educazione maschile, del ragazzino. Era una pratica a questo rivolta, fare del proprio corpo, del torso, del petto, un corpo-accoglienza per la donna.

Womenoclock : Come avveniva?

S : In pratica la madre (in realtà una madre collettiva e ancestrale, la comunità femminile, le madri) metteva a torace nudo il ragazzo.. .quello in età preadolescenziale, 13-14 anni.

W : Come si chiama questa usanza? Sai da quanto si tramanda?

S : Le Madri dei Nuri, Madri dei Nudi… è certo antichissima…il senso profondo era di dono e accoglimento della donna nella sua interezza… dunque non solo delicatezza e dolcezza, ma anche fragilità e furia, da cui le durezze “spartane” della pratica.

W : In cosa consiste?

S : Fondamentalmente una pratica di “dono del petto”, il dono e l’accoglimento immanente alla nudità quotidiana. Poi pratiche rituali come l’attraversamento del bosco, di solito in gruppo.. il ragazzino a precedere madri e figlie, protegge col torace dai graffi dei rametti e dei rovi, o dal gelo negli incavi del torso. E’ una liturgia basata sulla fisicità, una identità corporea, plasmata dal dono e dall’accoglimento.

W : Dove si pratica?

S : La tradizione viene dall’Etna o comunque dalla Sicilia orientale.

W : È un rito collettivo o solitario, un ragazzo alla volta?

S : In gran parte dei casi è un ragazzino solo.

W : Sono presenti diverse donne o una sola ‘madre’? Le ragazzine che ne pensano? Sono coinvolte?

S : Sono presenti sia diverse donne che diverse ragazzine, di solito. A volte solo le une o le altre.

W : E i ragazzi che ne dicono?

S : Sono molto… motivati, coinvolti.

W : Ci sono dei cori? Delle frasi rituali? E quanto dura? Una giornata o si ripete?

S : Il periodo di educazione a petto nudo durava un anno e mezzo circa. I riti alcune ore di solito.

W : Ho sentito dire che si rifà al culto di San Sebastiano, ti risulta? Ma forse è la Chiesa che ha cercato di farlo suo?

S : Anche se la pratica è ormai estinta, col tempo ho capito che probabilmente era molto più diffusa di quanto potesse sembrare, perché molto probabilmente nel corso dei secoli si era intrecciata, con-fusa con le pratiche del cristianesimo.
Ovvero, fino a poco tempo fa le sacre rappresentazioni della Passione erano interpretate da ragazzini giovanissimi che sostenevano un periodo di preparazione molto lungo e impegnativo, anche se poi uno solo sarebbe stato scelto con caratteristiche molto simili, questo in Sicilia, soprattutto orientale, dico. Considera anche che la croce era un simbolo matriarcale, molto prima del Cristianesimo, nel mediterraneo e infatti è presente nella pratica etnea. E anche la frusta delle Streghe.

W : Molto interessante! Grazie Sarah.

S : In gran parte dei casi è

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