Donne di serie A e donne di serie B

by Patrizia Argentino

È inutile negarlo, viviamo in una società che ancora fa differenza tra le donne madri e le donne ( udite udite! ) senza figli.
Quell’aura di santità, d’intoccabilità che circonda le madri, offusca qualunque pregio possa avere una donna senza prole. Solo attraverso la maternità le donne riescono a raggiungere quell’autorevolezza che mai una donna senza figli avrà.
Eh tu non hai figli, non puoi capire …
Prima le mamme … ( ma non erano gli italiani?! )
Quante volte abbiamo sentito queste frasi e magari abbozzando ci siamo quasi convinte, noi che madri non siamo, di esserci perse qualcosa di simile all’invincibilità.
Ma lo stato di grazia una volta sgravidate dovrà fare il conto con la realtà: col lavoro, con l’economia della famiglia e con l’organizzazione del proprio spazio vitale. Quest’ultimo sarà difficile da ripristinare, ma fino a quando si ha il pancione tutto appare discesa. È il passepartout per il paradiso. Se poi si aspetta un maschio … be’! Che dire, se non auguri e figli maschi ?! Comunque vada, agli occhi dei più, nulla potrà mai riportare una madre allo stesso livello di una donna senza figli. Per quanti sforzi quest’ultima possa fare resterà per sempre inchiodata al suo ruolo di “sterile”: verrà compatita se lo è per impossibilità fisica o ritenuta bizzarra se lo è per scelta.
Oggi 30 gennaio 2019 ho assistito a un’interpretazione insolita della legge sulla privacy. In attesa nella sala prelievi di un ospedale, dove un display affisso alla parete scandiva il turno di ciascuno, ecco uscire un’infermiera insolitamente sorridente. Già questa ilarità era l’indicatore che qualcosa di strano stesse per accadere: le infermiere in questi posti difficilmente sono inclini al sorriso e non posso neanche dar loro torto, non deve essere facile avere a che fare ogni giorno con aghi e provette di sangue e urine.
“Signora XXX? Venga pure”
Si alza una ragazza ricciolina che avevo già notato all’accettazione perché parlava alla receptionist con un filo di voce.
“Scusi se a dispetto della privacy l’ho chiamata per cognome e non col numero, ma lei ha la priorità!!! – e allarga le braccia quasi ad avvinghiarla. Poi a gran voce alla collega in un’altra stanza: “Per favore aspettami che devo darti una provetta per la ginecologia!”
A quel punto alle ore 9 di un mattino uggioso di fine gennaio, in cui il cielo di Milano minaccia addirittura neve, nella sala prelievi dell’ospedale XXX, sta per partire un applauso. I sorrisi si accendono, le congratulazioni si sprecano, le donne presenti si domandano che età avrà la ricciolina.
“Pare tanto piccola!”
“Eh ma i figli vengono meglio da giovani, signora mia …”
Non so quanto la futura mamma abbia apprezzato le attenzioni esplicite dell’infermiera, probabilmente avrebbe preferito maggiore discrezione. Provo per lei una solidarietà da sorella maggiore. Alla fine riescono sempre a farci sentire fuori posto perfino quando ci spingono sul podio. Se poi a farlo è un’altra donna, oltre al danno c’è la beffa.
Mi stringo nel cappotto, attendo il mio turno e non vedo l’ora di uscire da lì per infilarmi nel primo bar a farmi caffè e brioche, magari salata col prosciutto crudo. Dopotutto sono a digiuno dalla mezzanotte e non ho problemi di toxoplasmosi, io.

 

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