Chiedilo alla polvere

By Marionoclock

Nella quiete di questa estate ho deciso di fare pulizia nei libri accumulati in più di quarant’anni nella casa dei miei genitori.

Molti i libri scolastici: dizionari disfatti dall’uso; libri di geografia prima che il mondo si desse altri confini; testi scientifici con disegni bidimensionali e a tre colori, attendibili prima delle scoperte tecnologiche e della grafica computerizzata; manuali di lingue straniere con glottodidattica d’epoca (“Qu’est-ce que c’est? C’est le professeur!”), numerosi libretti di commenti di libri dell’Eneide, di carmi latini, della Divina Commedia, dei Promessi Sposi, di tragedie greche.

Ma anche romanzi per adolescenti (“La liceale”); le traduzioni di Shakespeare prima che imparassi a leggerle nell’inglese del Bardo; diversi romanzi e saggi oggi illeggibili.

E ancora, quaderni e quaderni in calligrafia ordinata ma senza la nostra presenza: solo freddi esercizi ed appunti.

Mia madre telefona alla figlia maggiore: “Tua sorella vuole fare lo scarto nei libri di famiglia…”

“Chi meglio di lei? Che butti via tutto” è la risposta di mia sorella, tenuta sempre in considerazione.

Intuivo – e infatti ho già provveduto senza consenso: nove sacchi pronti per il macero e quanto rimasto, riordinato secondo possessore, compreso nostro fratello scomparso.

Sfoglio i libri uno ad uno prima di deciderne la sorte: ne escono foglietti di appunti, ricevute di bollettini postali, qualche foto di classe ingiallita, una lettera che non sapevo fosse stata conservata e che non ho il coraggio di rileggere subito.

Lavoro in solitudine e nel silenzio, indisturbata. È chiaro a chi mi sta lasciando agire che il mio è un rito sacro. Nessun’altra persona di famiglia avrebbe accettato il compito di decidere cosa va trattenuto e cos’è destinato a essere ingoiato dalle presse del riciclo. Come altre volte, di fronte a tracce del passato fonte di grande nostalgia, non ho ripensamenti e non conservo ciò che non è utile e ciò che ricorda solo ciò che non tornerà più.

I libri, in quest’estate in cui alcune cose sono finite per sempre, come ogni giorno o esperienza che ci lascia, mi hanno ricordato che nel tenerli cerchiamo di possedere quello che eravamo. Ma quello che eravamo ha pur fatto di noi ciò che siamo nel presente.

E il presente è tutto ciò che ci serve per vivere con leggerezza.

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